Shy Spirit

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [0,00/5: 0 voti]

Shy SpiritL’anno di uscita per il film è il 1991 e questo vuol dire molte cose, perché si tratta di uno di quegli anni del periodo aureo del cinema di Hong Kong, per tanti versi simile ai nostri anni ’70, in cui una sovrabbondanza di talenti in tutti i settori ripagava sempre bene in termini di qualità. Attori, registi, sceneggiatori, produttori, addetti ai lavori donavano ad ogni singolo prodotto la possibilità di splendere di luce propria. Allora non è quindi una novità imbattersi in commedie sconosciute ai più, magari passate inosservate ai tempi, girate da perfetti sconosciuti a noi occidentali, ma che rappresentano piccole perle. Shy Spirit non aspirava all’epoca, nemmeno adesso a dirla tutta, a figurare come tassello fondamentale del sottogenere “magico” del cinema dell’ex colonia, ma non sfigura affatto se messo di fianco a molti film contemporanei. Al solito si tratta di uno di quei film in cui la sovrapposizione di livelli narrativi propri di un genere è talmente naturale da risultare sovraffina. Non a caso se ne è parlato spesso come caratteristica saliente, intrinseca e facente naturalmente parte della creatività locale. Difficile per questo stabilire in quale generi navighi veramente il film, perché certamente dentro non c’è solo l’elemento esoterico, ma anche la commedia, il gongfupian e sorpresa, non troppo sorpresa, il melò.

Lam Ching Ying, privato per una volta dei baffi, interpreta ad inizio film il cameo di lusso che gli spetta di diritto. Arriva alla festa per la nascita del nuovo nato in casa del ricco Ko (Peter Chan Lung), ma il pronostico del taoista non è dei migliori, perché il piccolo, da grande interpretato dal solito insostituibile Eric Tsang, difficilmente sopravviverà ai 24 anni per una naturale debolezza alle notti di luna piena in cui dovrà prendere speciali accorgimenti per rimanere in salute. Oltre venti anni sono cresciuti anche gli altri due nascituri che scorgiamo alla festa ovvero i figli di Wang (Chuung Fat) e Hu (Shum Hoi Yung). Il primo Ngai Sing, ai più noto come Collin Chou, assicurà al film l’alto tasso di arti marziali, mentre la seconda Josephine Foo mostrerà le sue grazie molto, ma molto, discretamente. Non a caso il titolo anglofono parla di uno “spettro timido” che abbaglia per la sua bellezza sbarazzina. Ridotta in bilico tra la vita e la morte da un incidente causato da Eric Tsang, Hsiao si trova nuda nuda ad aspettare di poter accedere alle porte dell’inferno, dipinte in maniera naïve, ma altrettanto efficace ed affascinante dagli scenografi del film.

Oscillando tra mondo dei vivi e mondo dei morti grazie alle magie del padre, Collin Chou farà di tutto per donare all’amata il riposo e alla madre dell’amata la vendetta. C’è anche il tempo per deliziosi siparietti melodrammatici, alternati ad altrettanta commedia sentimentale, mentre si va verso il gran finale in cui si intromette il gran mago proveniente dal Tibet interpretato da Dick Wei: Altro grande nome, altro grande interprete dalla fisicità riconoscibile tra mille, scelto non a caso per tale esotico ruolo. Si potrebbe andare avanti ancora, parlando degli altri nomi coinvolti come Stanley Fung o Alexander Lo Rei alle coreografie, tra i quali il più sconosciuto sembra proprio il regista Chong Yan-Gin. Scorrendo la sua scheda è però ben evidente una lunga striscia di militanza come operatore nel cinema fantasy taiwanese di cui si parla sempre troppo poco e troppo male. Questo lo rese probabilmente capace di regalarci questo piccolo film. Tanto piccolo, quanto prezioso per cui assolutamente da recuperare.

CONDIVIDI: