Six

Voto dell'autore: 3/5
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SixDopo film come l’ottimo Shutter (storia di fantasmi immortalati su pellicola) ed il pessimo Art of the Devil (prodottaccio mediocre a base di rituali e superstizioni) ecco giungere dalla Thailandia un altro horror che affonda le sue radici nelle tradizioni e nelle credenze popolari. Questa volta l’impostazione è quella più filoamericaneggiante del teen-movie, con protagonista un gruppo di adolescenti in cerca di avventure. Un film particolare, questo Six, se non altro per il modo curioso in cui è stato scritto, come fosse una sorta di gioco ad incastri che solo alla fine si ricompone dando un senso a ciò che si è visto. Ma partiamo dall’inizio. Fai è una ragazza perseguitata da un’inquietante e misteriosa connessione al numero sei: lo vede ovunque, sulle pietre miliari ai lati della strada e nei prezzi dei prodotti al supermarket. Il giorno del suo compleanno, non a caso nel mese di giugno (sesto mese dell’anno), lei e Pat compiono ventiquattro anni (due più quattro). Riuniti insieme ad altri quattro amici per festeggiare l’evento (per un totale di sei persone, ovviamente), l’appassionato di esoterismo ed astronomia Ong si accorge che sopra le loro teste sta risplendendo una costellazione che non dovrebbe essere visibile in quel determinato periodo dell’anno: dicono che si tratti di un presagio di cattiva sorte. Dopo una lunga discussione sulla superstizione e sui fantasmi, gli scettici Kahn e Tri sfidano Lohser e gli altri tre amici a provare l’effettiva esistenza degli spettri passando una notte intera in una vecchia casa disabitata, nel seminterrato della quale si troverebbero sei bare… Il gruppo di amici parte così all’avventura armato di telecamere per la sorveglianza, monitor, microfoni ed una buona scorta di coraggio.

E’ meglio frenare subito qualsiasi tipo di entusiasmo: Six non funziona, non coinvolge affatto e non è per nulla riuscito come sarebbe potuto sembrare dalle premesse. Il film è noioso, inutilmente trascinato per le lunghe e privo della tensione dalla quale invece dovrebbe essere invece pervaso. La prima ora, con i lunghi dialoghi tra i sei amici, il viaggio verso la casa ed i primi timidi passi al suo interno sono totalmente vuoti e privi di un qualsivoglia momento interessante. La realizzazione degli effetti speciali, inoltre, è a dir poco improponibile nella sua povertà: la CGI risulta del tutto farlocca e poco credibile, ottenendo risultati totalmente opposti alle cupe atmosfere che si sarebbero in realtà volute ottenere. Ed è un peccato, perchè quando i sei protagonisti si separano per effettuare i diversi rituali di evocazione, ognuno situato in una stanza diversa, il film pian piano decolla e regala allo spettatore una ventina di minuti finali montati in maniera decisamente notevole, ricchi di spunti accattivanti e di sporadiche incursioni nello splatter. Gli ultimissimi cinque minuti, poi (compresi i titoli di coda, fondamentali come non mai in questo caso), sono davvero una piacevole sorpresa e lo schematismo derivante dai numeri citati durante tutto l’arco del film trova in questa sede un senso compiuto e ben preciso. E’ anche vero, però, che non bastano una manciata di geniali minuti conclusivi a risollevare un film che rimane comunque del tutto evitabile.


Le variopinte locandine:

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