Sketches of Kaitan City

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SketchesofKaitanCityA Kaitan City, una piccola città portuale del Giappone immersa nella neve, ci si prepara al capodanno. L’anno nuovo sarà l’anno della Tigre, l’anno della prosperità. Ma se stando al calendario il futuro sarà radioso il presente sembra ostaggio di incertezza e precarietà. Un ragazza deve affrontare la depressione del fratello dopo che questo è stato licenziato dal cantiere navale; una vecchia smarrisce la sua gatta e rischia di essere sfrattata dalla baracca in cui vive da sempre; l’impiegato del planetario locale cerca di sopravvivere ai suoi stessi familiari; un venditore di bombole di gas vede il suo lavoro e la sua famiglia andare a pezzi; un giovane torna da Tokyo alla sua città natia e deve fare i conti con il suo passato.

Partendo dall’opera omonima di Yasushi Sato, Kumakiri Kazuyoshi porta sullo schermo un Giappone provinciale e sconosciuto ai più che nelle sue mani diviene un palcoscenico in cui va in scena il tema universale della fragilità umana. Come anticipa il titolo del film, vediamo degli schizzi, dei frammenti di vita dei personaggi, sappiamo qualcosa del loro passato e non ci vengono date risposte certe sul loro avvenire, ma questo non ci impedisce di riconoscerci in essi.
Gli abitanti di Kaitan City sono attanagliati dalle difficoltà economiche e lavorative, impauriti dalla modernità che sta per cambiare il volto della cittadina. Tutto ciò ha ripercussioni anche nella sfera più intima, quella degli affetti. La famiglia è uno dei nodi centrali intorno a cui gravita quest’opera, una famiglia prigioniera di rapporti difficili e incomunicabilità, una famiglia che sembra essere destinata al disfacimento: un tema ricorrente nel cinema giapponese degli ultimi anni che Kumakiri affronta con una grande maturità e profondità, esplorandone diversi aspetti e giungendo ad esiti per nulla scontati. Alcuni personaggi soccomberanno, altri cercheranno rifugio nel passato e altri infine tenteranno di cambiare.
Kumakiri mette in scena questo microcosmo con una regia funzionale ed elegante, in cui le immagini (alcune di una bellezza struggente) hanno più importanza delle parole. Meritevole è anche la colonna sonora, essenziale e usata con parsimonia, che rende bene l’atmosfera sospesa in cui vivono i personaggi.
Com’è naturale per un film corale, alcune storie possono risultare più interessanti di altre, ma tutte riescono a rendere un sentire comune, quello della paura di un futuro incerto, della perdita di certezze sia fuori che dentro le mura di casa.
Ma forse il futuro può riservarci ancora qualcosa di buono, come sembra suggerire il finale in cui la vecchietta accarezza il ventre della sua gatta incinta.

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