Slice

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SliceLa Thailandia è scossa dai terribili omicidi perpetrati da uno psicopatico che mutila gli organi sessuali delle proprie vittime e fa ritrovare i loro corpi all’interno di valigie  rosse abbandonate nei luoghi più disparati. Messo sotto pressione dal primo ministro thailandese, l’ispettore Papa Chin si affida al detenuto Tai per fare luce sul mistero: Tai infatti afferma di conoscere il probabile artefice dei delitti, la cui matrice fa emergere in lui ricordi di infanzia. Una volta uscito dal carcere, Tai ritorna sui luoghi in cui viveva da bambino e cerca di far venire a galla l’inquietante verità, mentre Papa Chin tiene sotto sorveglianza Noi, la moglie di Tai.

Uscito alla fine del 2009, Slice ha tutte le carte in regola per incuriosire gli appassionati di horror e thriller dalla Thailandia, che spesso hanno regalato piacevoli visioni agli spettatori più assetati di sangue. Il rimando ad un serial killer non può non far venire alla mente il valido Body, che ha ottenuto un buon successo anche in terra straniera; ad accendere ulteriormente le fantasie degli interessati provvedono inoltre la regia di Kongkiat Khomsiri, già autore del secondo e del terzo capitolo di Art of the Devil, e la sceneggiatura a cura dell’abile Wisit Sasanatieng.
Uno dei più grossi difetti di Slice risiede proprio nel paragrafo precedente: viste le premesse truculente, tutti quanti si aspettavano un thriller macabro ed adrenalinico, ma Slice ha ben poco a vedere con tutto ciò. E’ vero che non mancano sangue ed efferati omicidi, ma la realizzazione finale procede in tutt’altra direzione, tanto che possiamo dire che Slice è un film di amicizia e sentimenti più che di follia e sangue. Approfondire questo punto in fase di recensione significherebbe andare a svelare troppo della trama, che sarebbe una scelta inadeguata per un film così. Basti sapere che l’importanza dei temi trattati e la capacità di prendere una piega così inaspettata in termini di generi cercano di elevare il film al di sopra delle produzioni precedenti.
Esperimento riuscito? A malincuore sembra di no. Probabilmente è sintomatico per una cinematografia in fase di sviluppo come quella thailandese incappare in questi incidenti di percorso: dopo un inizio sfolgorante in cui ci si poteva dedicare con passione e senza troppi problemi al semplice cinema di genere, forse ora si sente il bisogno di provare a fare qualcosa di più. Il problema di Slice è che tenta qualcosa di troppo: al suo interno c’è di tutto, dall’alcoolismo alla prostituzione, dalla pedofilia all’omosessualità, dall’amicizia all’amore, dalla corruzione all’omicidio. In questo tourbillon di vizi, delitti e riflessioni va ad annacquarsi la trama, che risulta essere interessante solo a tratti e quasi completamente priva di tensione. Quel che è peggio comunque è che si vuole comprimere talmente tanto in soli 90 minuti che la sceneggiatura è costretta ad appoggiarsi ad espedienti e stereotipi (nonchè a personaggi spesso tagliati con l’accetta) per non dover perdere troppo tempo in giustificazioni e sviluppo narrativo, andando a scadere talvolta nel ridicolo, problema insormontabile per un film che nasce come thriller.
Cosa c’è dunque da salvare in Slice? Prima di tutto le intenzioni, che sono interessanti come in ogni lavoro di Wisit Sasanatieng, qui autore della sceneggiatura: si voleva proporre qualcosa che andasse oltre ai classici ed inquietanti film di genere thailandesi e questo è stato fatto. La prima parte del film inoltre regala buone sequenze di delitti, che, nonostante risentano di uno stile forse un po’ troppo videoclipparo, sono ben girate e strutturate. Nota di merito anche per lo sviluppo di alcuni dei più malati risvolti della seconda porzione della trama, che comunque dividerà il giudizio degli spettatori con un paio di plot twist ben pensati, ma troppo irrealistici.
Per concludere Slice è un film che presenta decisamente più difetti che pregi, ma che si pone come obiettivo la costruzione di quel ponte fra generi che è spesso assente nella cinematografia thailandese. Purtroppo il film funziona poco sia come thriller che come dramma, ma almeno non risulta essere noioso e forse può costituire un punto di partenza per nuove produzioni a venire, auspicabilmente più riuscite.

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