Snake Charmer

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Snake CharmerFortunatamente la nostra passione quasi archeologica a volte ci da soddisfazioni. Scavando, scavando, spesso in posti insospettati si trovano dei film strani che possono servire a qualcosa e mostrare facce nascoste di un oggetto di studio, in questo caso il cinema di Hong Kong. Comprato in un negozietto di Hong Kong, era il VCD che costava meno in tutta la città (tra quelli non in offerta stracciata e buttati negli scatoloni). La cover era abbastanza weirda, ma le foto in retro erano intriganti. Del film non avevamo (allora) mai sentito parlare. Infatti questo prodotto misconosciuto è un film girato in digitale (ma la cosa è quasi impercettibile, forse anche a causa della bassa qualità video del VCD in questione), uscito in sordina e in pochissime sale dell’ex colonia in un periodo di tempo limitatissimo. Il film è brutto, diciamolo subito e abbastanza noioso nelle sequenze che fanno da collante tra quelle in cui entrano in campo gli effetti speciali. Si, perchè Snake Charmer è una specie di Killer Snake al femminile aggiornato al tempo delle nuove tecnologie. E lascia di stucco rendersi conto di come i numerosi effetti in 3D, anche se ci troviamo in un piccolo film indipendente, siano più realistici e ben fatti (o comunque molto competitivi) di quelli delle grosse case di produzione locali, la Centro e la Menfond.  Il film possiede tre sequenze di intro, tutte suggestive e che lasciano ben sperare sullo svolgersi del film (invano); nella prima una donna fa il bagno e un’enorme serpentone si infila nella vasca con lei, sequenza che serve ad  introdurre il personaggio femminile interpretato da Marsha Yuen, una delle figlie di Cheng Pei Pei. Nella seconda assistiamo ad un assalto di alcuni poliziotti nella casa di alcuni malviventi e relativo scontro e sparatoria, sequenza che introduce Jackie Lui, che ricordiamo come il ragazzetto combinaguai dei bodyguard di The Mission. La terza ricorda l’incipit di Wicked City, e mostra la prima vittima, un uomo, ghermito da una donna che si trasforma in diretta in serpente (effetto davvero ben realizzato), il tutto ambientato in una Peak Tower notturna e glaciale.

Due poliziotti indagano su una serie di delitti che hanno come vittime solo uomini, accomunati dal fatto di essere stati morsi da un animale ignoto e di trattenere all’interno del proprio corpo un anomalo veleno. Tutti gli indizi portano verso Medusa (Marsha Yuen) padrona dell’omonimo locale e le sue colleghe sempre indaffarate a produrre cocktails e a fare spettacolini danzerecci. Come piccolo film non è costruito male, fin troppo ambizioso, e il finale thriller ridimensionatore arriva forse anche inaspettato. Certo che il tutto ha davvero poco ritmo e il film dopo un pò annoia a morte, mentre si continua ad aspettare l’ennesimo avvento del successivo effetto 3D, sempre ottimo e folle nella fantasia creativa; buchi neri che si aprono sui muri, serpenti che si infilano in gola o che partoriscono placente rossicce contenenti donne, rettili svolazzanti e via di questo passo. Un altro tassello nella storia del 3D ad Hong Kong e comunque la consapevolezza che, anche se sempre meno, continuano nell’ex colonia i tentativi di produrre folli film un pò impacciati e storti come una volta. Nota di demerito alle didascalie finali con tanto di voce off che incita i giovani a non usare la droga e a vivere una vita sana e felice; l’effetto viaggia oltre il ridicolo.

La protagonista Marsha Yuen:

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