Someone Special

Voto dell'autore: 3/5
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Someone SpecialA Jeong Jae-yeong (Sympathy for Mr. Vengeance, No Blood No Tears, Guns & Talks, Die Bad, The Quiet Family), appena scaricato dalla fidanzata, viene diagnosticato un tumore; ubriaco e collassato, viene gentilmente portato (a spalle dentro a una scatola!) in un motel dalla bella barista Lee Na-young (Leaving Me Loving You, Please Teach Me English, Who @re U?). Un’usanza diffusa in Corea, penserà qualcuno, dopo aver aver fatto i debiti paragoni con la più famosa e acclamata commedia nazionale. Ma qui si respira tutta un’altra atmosfera, meno scanzonata e più intima e fatalista. Tra l’altro, anche nella serie TV Ruler of Your Own World la Lee ricorreva alla stessa pratica.

Fin dalle prime scene risulta palese la dichiarazione di intenti del navigato Jang Jin (prima regista di teatro poi di Amazing Men, The Spy e del divertente Guns & Talks): calarci in un contesto comico-romantico con venature tragiche facendo un po’ il verso alla classica commedia coreana, ma in modo del tutto personale. Mentre solitamente in questo tipo di produzioni la svolta drammatica viene riservata per il finale, in Someone Special essa viene “bruciata” nei primi cinque minuti, quasi a volersi prendere gioco dei cliché del genere, e ulterioremente sovvertita da depistaggi e capovolgimenti.
E non è questo il solo elemento di beffarda satira presente nel film. Fra gli altri, un simpatico e dissacrante film dentro al film che la coppia vede al cinema – nei contenuti speciali del DVD coreano c’è addirittura un menù a parte, come se si trattasse di un film a sé stante, con tanto di opzioni audio, selezione capitoli e making of -, un “corto” che stila un compendio di luoghi comuni per poi portarli ad un grottesco paradosso.
Col proseguire della storia il tono si alleggerisce, invece di farsi serio, e la trama avvince sempre più lo spettatore, fra deliranti personaggi secondari, sprazzi surreali e guizzi registici personali, soprattutto a livello di montaggio. Le piccole trovate sono innumerevoli, le riprese a mano rafforzano l’idea di un futuro traballante, e tutto sembra scongiurare la piattezza cinematografica, smorzando un’atmosfera che non corre mai il rischio di virare in modo sbilanciato verso il meló. Dall’altra parte, le gag umoristiche, mai invadenti, dosate con attenzione e solitamente “educate”, lavorano nel senso opposto, stemperando il lato comico e scongiurando lo sconfinamento nella commedia vuota e grossolana.
Niente di memorabile, invece, per quanto riguarda la colonna sonora, costituita quasi esclusivamente da brani del più becero pop coreano e da poco altro. Piuttosto, nel finale Jeong Jae-yeong ci regala una perla di esasperazione interpretativa di tutto rispetto. I due attori sono davvero la cosa migliore del film, ottimi presi singolarmente, fanno faville in una vincente accoppiata che, oltre a scatenare le occasionali risate dovute alla goffaggine di lei e all’imbranataggine di lui, da vita anche ad alcuni riusciti  momenti teneri, intimi e riflessivi che ispessiscono e addolciscono la loro flebile storia d’amore.

Tuttavia, per quanto trama e attori funzionino e intrattengano a dovere, si ha costantemente la spiacevole sensazione che manchi qualcosa. Potrebbe trattarsi di una progressione con svolte più nette nella relazione, o di eventi più significativi; tuttavia resta il fatto che tutto quello che viene messo nel piatto non sembra essere sufficiente, o sufficientemente “sostanzioso”, e così il film raggiunge la conclusione lasciando nello spettatore il classico “buco nello stomaco”.

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