Song of Silence

Voto dell'autore: 3/5
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song of silence posterSong of Silence è il film d’esordio di Chen Zhuo che fa tremare la sala del 14° Far East Film Festival, sorprendendo critica e pubblico. Una pellicola dalle note drammatiche e dalle tematiche di un certo spessore, nella quale il regista con grande maestria inserisce cinema d’autore e dirige sapientemente tutto il cast che eccelle nei singoli ruoli, ricordando che alcuni attori come Yin Yaning, indubbiamente una delle colonne portanti del film, provengono dalla strada. Il regista senza mezzi termini inizia a raccontare la storia, una storia tratta da fatti realmente accaduti, con simbolismi e metafore, calando lo spettatore in un’atmosfera di solitudine e di tristezza, sentimenti che saranno intrinsechi in tutti i protagonisti del film.

Silenzio. Una serie di spari, l’inquadratura è velata da un filo di nebbia, è tutto molto grigio, lei, la più giovane delle protagoniste cammina in modo solitario. Inquadratura che o per un motivo o per l’altro si ripeterà nel corso del film. Jing, una ragazzina sordomuta, abbandonata dai genitori egoisti che pensano solo al loro cuore e non ai sentimenti della propria bambina, che non ha amici e si porta dietro ancora atteggiamenti infantili, a volte davvero fastidiosi, si ritrova isolata dal mondo, emotivamente e fisicamente, e questa sua emarginazione non fa che ripetersi in tutte quelle inquadrature dove Zhuo decide di circondarla solamente dal silenzio e da una campagna che appare sperduta, proprio come lei che si trova a crescere da sola. L’unico posto dove si sente a suo agio è nella barca dello zio (una barca che ricorda quella di Bellocchio ne Il Gabbiano, unica via di fuga da una realtà angosciante) che cerca di renderla felice come dimostrano le scene dei fuochi d’artificio o quella ancor più memorabile dove lo zio, tramite buffi gesti, cerca di trasmetterle l’emozione della musica classica, ma la fonte di questo unico amore e la scoperta della sessualità che avanza farà terminare il tutto con un incesto, varcando il limite della moralità. Xiao Mei, l’altra protagonista del film è l’opposto di Jing, è una ragazza che ne ha passate tante e per vivere si vende a più ragazzi, in particolare decide di fare coppia fissa con il padre di Jing rimanendo incinta, ma l’unica nota positiva della sua vita sembra essere la passione per la musica. Quando le due ragazze si trovano ad abitare nello stesso tetto il loro rapporto giace su un filo molto teso, pronto a spezzarsi. Quella che sembra gettare benzina sul fuoco è Jing che con i suoi atteggiamenti irritanti, vedi la scena dei pesci appesi come panni, fa perdere la pazienza a Xiao Mei, che arriverà al punto di fare a pezzi la propria chitarra. Tutto cambia proprio con la rottura dello strumento e quando il padre se ne va le due iniziano a diventare come due sorelle. Sembra tutto felice ma le tristezze della vita non sono finite qui. Xiao Mei perde il bimbo, figura di assoluta importanza per il padre che voleva a tutti i costi un figlio maschio e avviene l’inevitabile conseguente separazione. Una separazione che lacera ancor più anche i rapporti con la figlia: tra loro non c’è comunicazione e la causa non è l’handicap della ragazza. La scena in stile quadretto familiare di loro seduti sul pavimento, mentre cercano di costruire una torre di legno che da un momento all’altro potrebbe cadere, sottolinea la fragilità dei rapporti tra i protagonisti e la mancanza di lucidità da parte del padre che mente a se stesso bevendo e ignorando la strada oscura che percorrono i fatti intorno a lui.

Altra protagonista di questo film è la musica che gioca un ruolo fondamentale. Essa si divide in senso tecnico in precisi tempi: si inizia con una melodia leggera, con le scene dei sogni essa inizia ad innalzassi per finire con una certa serenità. All’inizio la musica è banale, poi via via che il film prende piede, diventa astratta, sfasata con le immagini sincronizzate. C’è da parte del compositore una ricerca che va al di là di quella che può essere una melodia tradizionale, studiando effetti innovativi e irregolari. E’ come se a questo punto si formasse un dialogo tra lo spettatore e il film.  Per quanto riguarda il racconto essa è la passione di una ragazza e l’ignoto per l’altra. Ci sarà una scena, quella della discoteca, dove il regista gioca su quello che sente la protagonista e quello che sentono gli spettatori, lasciando tutti allibiti: la musica è talmente assordante che pure una sordomuta riesce a scorgerne il rumore. La scena della discoteca ha un effetto domino. Vediamo Jing che con quel poco che sente inizia a sognare. Se ci pensiamo quanti di noi mettono le cuffiette per sognare, per dimenticare le tristezze e i guai di questo mondo; alla fine la musica è questo, una via per scappare alla dura realtà, ma sfortunatamente quella sera finirà con l’andare in ospedale dove il padre scoprirà che la figlia è incinta dello zio. Song of Silence, il cui titolo non ha bisogno di parole per esser spiegato, è sicuramente un film che turba per la tristezza che emana.  La pellicola nella prima parte contiene molto simbolismo poi inizia a perdersi nella drammaticità forzata ma verso la fine recupera con un tocco di maestria. Si può riconoscere che l’unico errore del regista sia stato quello di esser stato capace di sfuocare alcune scene usando una camera RED. Infatti nell’intervista, avvenuta il giorno dopo, sottolinea il fatto che la sfocatura presente in molte scene non è dovuta a una scelta stilistica ma alla mancanza di capacità nel mettere a fuoco. Ci chiediamo dove possa esser stato l’operatore in quel momento e se Chen ha problemi di vista ma confidiamo nel fatto che è un esordiente e che sia riuscito alla grande a muovere i primi passi all’interno del cinema con un film veramente ottimo.
Un buon debutto dovuto forse al fatto che il regista sia un cross director, infatti Chen deriva dal mondo della pittura, evidente gioco di rimando nella scena in cui da una finestra dell’aula di disegno, dove vediamo precedentemente un uomo che pittura, cade una tela vicino a Jing. Essendo un regista non contaminato da nessun metodo accademico cinematografico ha seguito il proprio istinto d’artista, un estraneo che ha un modo di vedere la settima arte con un occhio diverso da tutti gli altri registi che escono dalla scuola di Pechino. Una scena che probabilmente sarà sfuggita al grande pubblico è quella dell’incidente con l’auto dove una ragazza in secondo piano filma quello che sta accadendo, atteggiamento che è tipico delle persone che vivono in simbiosi con internet, ma che nei film anche d’oltreoceano non è mai preso in considerazione. Può sembrare un’attenzione banale, ma sono proprio queste piccole attenzioni che rendono i film veri. E lo vediamo diverso anche per quanto riguarda il fattore censura: “..ho preferito aspettare un anno e vedere il mio film uscire integro che proiettarlo subito e vederlo a pezzi!”. Infatti Song of Silence è uno di quei pochissimi film che non è passato al visto censura.
Peccato che come succede spesso ai film validi indipendenti, considerati underground automaticamente fino a pochi anni prima del 2000, finirà dimenticato in qualche canale tv in Cina o su internet. A sentire il regista oggi in Cina, infatti, è difficile trovare un distributore per i film d’autore o d’essai perché fanno tutti una brutta fine. Anche se la produzione nazionale cresce del 30% l’anno c’è sempre il monopolio dei film commerciali e quindi i registi finiscono per autoprodursi o al massimo ricevere delle basse sovvenzioni o sponsorizzazioni da qualcuno, ma com’è risaputo la situazione pericolosa, in bilico di questo tipo di film accomuna tutti i Paesi del mondo. Ma Chen Zhuo non dispera e ci promette che presto tornerà con un nuovo film, continuando per questa strada, assicurandoci che non tutto è perduto, ha molti progetti in mente, tante idee originali, pronto a sperimentare stili ed espressioni differenti da quelle che abbiamo visto.

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