Soul Guardians

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Soul GuardiansUna forza oscura perseguita Seung-hie, ma una famiglia di “illuminati” cercherà di salvarla. Questa, molto sbrigativamente, la trama di quello che, sulla carta, dovrebbe essere un horror, ma che, pur mettendo sul tavolo urla, sangue, possessioni, fantasmi del caso, e arrivando a scomodare addirittura Mr. Satana in persona, a conti fatti manca clamorosamente il suo obiettivo primario: fare paura. Inoltre, prendendosi troppe libertà – o, se preferite, omettendo un’adeguata attenzione alla congruenza -, fallisce l’ulteriore (e ben più importante) compito di rendere coerente e verosimile un mondo fantastico. Innumerevoli sono le superficialità, le sviste, i particolari lasciati in sospeso. [SPOILER–>]Primo fra tutti, il motivo per cui Lucifero vorrebbe ad ogni costo proprio Seung-hie; ma anche: come mai, una volta posseduta, è solo lei a trasformarsi in una dark lady completa di trucco, unghie, abito e tatuaggi neri? [<–SPOILER]
Il quadro delle cattive notizie si amplia impietosamente con l’aggiunta delle poco entusiasmanti interpretazioni del tiepido Shin Hyun-june (Bichunmoo, Face) e della bella Choo Sang-mi (Turning Gate, Everybody Has Secrets). D’altro canto un discorso a sé occorre farlo per l’immenso Ahn Sung-ki (Nowhere To Hide, Musa, Silmido), in grado di donare rispettabilità e credibilità a qualsiasi ruolo, anche il più insulso, anche il prete (spretato?) di Soul Guardians, che però – la colpa non è da imputare a nessuno – ricorda molto da vicino l'”allenatore” di Arahan, la qual cosa fa sorridere in più di un’occasione chi abbia visto la commedia in salsa marziale di Ryu.
Anche nel comparto audio Soul Guardians non se la cava benissimo, visto che non sempre alle diverse situazioni è stato abbinato un commento sonoro adeguato, e nemmeno quando questo funziona è mai troppo esaltante.
Dove invece si concretizza l’ingente investimento destinato dai produttori al film d’esordio di Park sono le varie esplosioni e l’eccellente fotografia, con inquadrature ben studiate e luci curatissime, anche troppo a dire il vero, con il culmine toccato da certi colori sparatissimi con una connotazione pop che mal si sposa con l’atmosfera horrorifica di fondo, concorrendo piuttosto ad allentare ulteriormente la tensione.
Qualche effetto speciale in CG (le kamehameha!) rompe di tanto in tanto la monotonia del convenzionale sviluppo di una trama fatta di momenti più concitati in alternanza ad altri più riflessivi, magari non scontata, ma che risulta davvero troppo banale e sconclusionata per essere accettata dallo spettatore. E il finale non fa altro che infliggere l’ultimo e agognato colpo di grazia a quello che, in definitiva, rimane un mediocre action ad argomento demoniaco, impeccabile da un punto di vista visivo, ma con delle pesanti falle a livello di architettura narrativa.

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