Space Sweepers

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Dopo mesi di imprevisti il tanto atteso Space Sweepers di Jo Sung-hee (A Werewolf Boy), il quale è stato già definito il primo blockbuster coreano di ambientazione spaziale, ha fatto la sua comparsa. Dopo un sentiero travagliato fatto di rinvii causa Covid-19, finalmente è stato deciso di farlo uscire su Netflix, il che sebbene abbia dei pregi, fa perdere tutta l’emozione di potersi godere un’opera del genere e i suoi effetti speciali in sala.

L’Attesa in Corea è stata meno dura, data l’uscita a maggio 2020 di un Webtoon basato sulla storia della pellicola. Ciò dimostra non solo come ormai i prodotti multimediali vengano creati sempre di più su vari tipi di piattaforme connesse tra loro, ma anche come ormai i Webtoon (fumetti coreani – manwha - caricati direttamente in digitale) stiano diventando una caratteristica sempre più presente in quella che è la diffusione della cultura coreana tramite la "Hallyu", ovvero la Korean Wave.

Ma passiamo alla trama del film. Siamo nel 2092 e i nostri quattro protagonisti sono una ciurma di marinai spaziali scapestrati, che vivono alla giornata e fanno soldi raccogliendo i rifiuti che vagano per lo spazio. In una delle navicelle abbandonate con cui entreranno in contatto, troveranno una bambina (interpretata da Park Ye-rin) dai poteri particolari, la quale è ricercata anche dal loro antagonista principale. Costui è un magnate che ha creato una base spaziale in apparenza perfetta come alternativa alla Terra in fin di vita a causa degli alti livelli di inquinamento.

Il cast è stellare. Ci si ritrova davanti infatti a Kim Tae-ri (The Handmaiden, Little Forest) che prende le parti di una brillante e tosta donna alla guida della ciurma, Song Joong-ki (A Werewolf Boy, The Battleship Island), il quale incarna un abilissimo pilota, Jin Seon-kyu (The Outlaws, Extreme Job) che possiede tutti i connotati di un ex boss di un cartello della droga, ma che all’occorrenza diventa un tenerone, e infine da un simpaticissimo robot il quale ha la voce del grande Yoo Hae-jin (A Taxi Driver, 1987: When the Day Comes) e che verso la fine del film assume l’aspetto della giovane Kim Hyang-gi (saga di Along with the Gods). Infine da citare ci sono anche l’antagonista, il quale è interpretato da Richard Armitage, conosciuto per aver dato il volto a Thorin Scudodiquercia nella saga de Lo Hobbit, e Kim Mu-yeol (The Gangster, the Cop, the Devil), che interpreta il padre della ragazzina.

L’opera in questione ha diversi punti in comune con altre pellicole dello stesso genere, tra cui Elysium, per la questione di una stazione spaziale accessibile solo ai più facoltosi, i Guardiani della Galassia, per la ciurma che crea spesso situazioni comiche caratterizzate dal battibeccarsi a vicenda e chiaramente da Star Wars, data la presenza di un robot parlante che fa parte del gruppo, e dati i numerosi combattimenti tra navicelle che appaiono spesso nel film.

Di importante però ci sono anche i messaggi che il regista vuole mandare al pubblico. Innanzitutto la scelta di rappresentare il nostro pianeta ormai alla fine dei suoi giorni, e di fare peso su un problema molto sottovalutato, ovvero i rifiuti che vanno accumulandosi nello spazio. Quest’ultimo è stato uno dei motivi principali che ha ispirato il regista nella stesura della trama. Sebbene il film non si concentri propriamente sulla tematica della distruzione dell’ecosistema come invece aveva fatto di più The Wandering Earth di Frant Gwo, il tutto crea uno sfondo adatto a quello che è lo sviluppo della storia, la quale ha un’atmosfera tutt’altro che cupa, e che al contrario è quasi sempre comica. Chiari sono anche i riferimenti al potere delle grandi aziende e dei cittadini facoltosi che possono ottenere di tutto, e di chi invece è costantemente dilaniato dai debiti. Altro aspetto importante è l’internazionalità del cast dei personaggi secondari. Nonostante la pellicola e i protagonisti siano tutti coreani, l’ambientazione è ricca di personaggi provenienti da tutto il mondo, anche loro afflitti dagli stessi problemi dei nostri beniamini, come a voler comunicare che la Terra è una sola, e per salvarla serve la solidarietà di tutti.

L’opera, che nonostante la sua lunghezza di 136 minuti non annoia e intrattiene per tutta la sua durata, ha qualche difetto, come ad esempio il non voler approfondire la tematica dei nanobot presenti all’interno del film, o le strane convulsioni di cui soffre l’antagonista. Tuttavia l’universo creato dal regista ha grandi potenzialità per crescere e per diventare a sua volta una nuova saga spaziale alla coreana, con nuove storie pronte a far crescere non solo i fan di questa cinematografia presenti in tutto il mondo, ma anche gli amanti del genere che vogliono approcciarsi alle opere asiatiche.