Speakerman: The Boo

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Speakerman: The BooFa tanta tenerezza Speakerman il piccolo mostro fatto di carne rossa. Il suo testone ha la forma di un megafono e vive nelle campagne di alcuni stabilimenti minerari del Giappone dove lavora come allarme umano per le emergenze della cava. Ed è solo in Giappone che Speakerman può “esistere”, dove l’atto stesso della sua esistenza va particolarmente rimarcato. E’ fatto della stessa materia che compone le creature di Kawasaki Minoru (Executive Koala, The Calamari Wrestler), ma prima ancora dei vari esseri vistosamente finti dell’immaginario nipponico, come quelli di Booska o Kure Kure Takora, che vivevano una vita vera perfettamente inserita nel flusso di quelle umane.
Fanno infatti parte della realtà percepita queste creature. Indossano una giacca e vanno in ufficio, si fermano all’ambulante a comprare il ramen e così via. Interagiscono insomma con gli esseri umani come se nulla fosse. Da buoni occidentali, se pure facessimo uno sforzo per capire, non sarebbe mai possibile instaurare lo stesso rapporto con queste creature. Qualcosa va irrimediabilmente perso, ma non “perso in traduzione” come stupidamente propose la Coppola con il suo celebre film di qualche anno fa, costretta a mediare con le faccette buffe di Bill Murray l’orripilante sottinteso del suo film ovvero l’incomprensibile bizzarria giapponese. Qualcosa va perso in maniera amara per chi come noi ama questo cinema. C’è poco da ridere. E ci resta solo l’ammirazione e tanta invidia.
Tutto questo riguarda in maniera indiretta il film, ma è  parte delle riflessioni che genera. Per il resto c’è forse poco da dire. Dura poco più di un’ora, fu girato in formato DV e presentato allo Yubari Fanta del 2004, festival che si tiene nel freddo sud dell’Isola ed è ormai sinonimo di laboratorio del fantastico. Dentro ci sono varie persone che sarebbero state artefici e protagonisti della Sushi Typhoon di lì a poco, come l’attore Tanaka Demo e il regista Iguchi Noboru in un cameo. Si sarebbero poi ritrovati in vari altri lavori come Sukeban Boy e The Machine Girl, giusto per citarne alcuni. Alla regia c’è l’altro compare Nishimura Yoshihiro che limita il sangue di questa fiaba, ma già fa ampio uso dei suoi classici stilemi, ben prima degli effetti speciali esagerati di The Machine Girl o della regia di Tokyo Gore Police che lo resero celebre.
C’è il delizioso Kami Shibai a narrare l’introduzione di Speakerman, stratagemma che Nishimura avrebbe poi usato nuovamente per le origini della dog girl nello spin off di Tokyo Gore Police (63 Minutes Later), così come si sono le luci verdi, rosse, blu e i fumi di cui fa spesso largo uso. I detrattori sono avvertiti, tutti gli altri invece possono amare il piccolo Speakerman nella sua splendida imperfezione.

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