Steamboy

Voto dell'autore: 4/5
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SteamboyOtomo è tornato. Il creatore della perla nota come Akira, emerge dal meno fortunato Metropolis, suo precedente esperimento, per tornare alla ribalta con un lungometraggio (126 minuti) epico e intenso, anche se non troppo originale.
Già le primissime inquadrature tolgono il fiato. Il disegno è pressoché perfetto, poche altre animazioni possono essere messe sullo stesso piano.
Steamboy ha richiesto tempo, dieci anni di lavoro, e ha richiesto soldi, si parla di 22 milioni di dollari. Poco in confronto ad una produzione hollywoodiana, moltissimo se la si paragona con lo standard delle produzioni dell’animazione nipponica.
La trama segue uno schema molto classico, godibile ma senza colpi di scena, questo film sembra costruito quasi unicamente per rendere l’idea di “grande”.

Due tecnici, padre e figlio, lavorano sul vapore, cercando un modo per sfruttarne la forza a lungo termine. Qualcosa va storto durante uno degli esperimenti, finché il vapore, coprendo la scena, stende un pietoso velo sulla tragica fine degli eventi. Tutto ciò accadeva in Inghilterra, mentre in America, il nipote e figlio dei due inventori, lo Steamboy del titolo, lavora come garzone – meccanico in un’industria in città. Tutti credono che padre e nonno del ragazzo siano dei pazzi, inventori svitati rifugiati in Inghilterra per sfuggire alla loro stessa cattiva fama. Ma un giorno cambia qualcosa, una misteriosa palla di metallo viene consegnata al piccolo Steam, con una lettera in cui il nonno si raccomanda di portarla in salvo. Inizia una fuga precipitosa, basta la prima sequenza d’azione per convincere il pubblico a concedere il primo applauso a pochi minuti dall’inizio del film. Da quel momento i toni vanno crescendo e i momenti calmi iniziano a diradarsi. La palla è contesa dal governo inglese e da una misteriosa organizzazione, entrambi espongono valide ragioni, entrambi lasciano trasparire notevoli controindicazioni. Il ragazzo scopre che nonno e padre lottano su fronti opposti, discordi sul modo di utilizzare la misteriosa palla, loro più grande e richiosa invenzione. Toccherà al ragazzo essere ago della bilancia, nella contesa, e sarà la sua iniziativa la forza che farà pendere una bilancia pericolosamente in equilibrio.

Niente da dire sulla regia, le manovre e i combattimenti, gli scontri e i voli si seguono con chiarezza, lo spettatore non si trova disorientato nella grandiosità dei movimenti e degli spazi, e i momenti di quiete sfruttano consapevolmente luce e musica scelte con accuratezza. Il difetto principale di quest’opera resta la ridondanza che purtroppo affligge una buona parte della seconda metà del film. Il dibattito tra padre e nonno, che poi costituisce la tematica del film, ritorna spesso troppo esplicitamente sulla bocca dei personaggi, e le scene di combattimento in cui grandi quantità di materiale crolla e si distrugge tra boati e vapore tendono a diventare un po’ frastornanti. Otomo propone una vicenda grandiosa, una lotta in cui in tre personaggi si concentra la moralità del mondo, in cui si fa una distinzione tra la cosa giusta e la cosa migliore, non solo soppesando il prezzo dell’una e dell’altra, ma facendone anche una questione etica che non si può ignorare. Il tema del giusto, di integrità nei confronti degli uomini e dell’ambiente è da sempre molto sentito dalle produzioni dei grandi autori giapponesi, come testimoniano i lavori del celebre Hayao Miyazaki. Steamboy è un film che colpisce duramente, un film intenso che diluisce il sapore della trama nella sua seconda parte a favore di una maggior spettacolarità. E’ un film tecnicamente perfetto, minuzioso, in cui ogni dettaglio grafico e di movimento è curato in modo quasi maniacale. Uno spettacolo per gli occhi che, per quanto non riesca ad appagare a pieno la voglia di storia degli spettatori, gli appassionati non devono perdersi, e che si colloca fra quelle opere che travalicano i caratteri e le limitazioni imputate, più o meno giustamente (non ne farò menzione in questa sede), ai lavori di animazione, raggiungendo ogni pubblico.

Vorremmo concludere con una dritta: rimanete per i titoli di coda. Le tavole che compaiono sullo schermo sono di rara bellezza e, mano a mano, vanno a costituire una sorta di romantico epilogo al film.

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