Story of Man

Voto dell'autore: 3/5
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Story Of ManBong-man (Choi Min-soo, Piano ManLibera MeSeoulYesterday), un giovane boss mafioso, scopre di avere solamente un mese di vita e di avere un figlio di otto anni. Deciderà di passare con lui il tempo che gli resta.

Fin dai titoli si può intuire quanto sia ristretto il budget messo a disposizione dai produttori, ma allo stesso tempo le prime scene sono anche una dichiarazione programmatica che lascia pochi dubbi su quanto poco sia incline a compromessi e su che cosa si incentri la vicenda proposta. La prima scena vede infatti infuriare una lotta tra bande malavitose rivali e la seconda il primo sintomo della malattia di Bong-man.
E invece, inaspettatamente, piuttosto che inscenare un melodramma strappalacrime sulla breve vita del boss prossima ad essere stroncata, il film sceglie di spostarsi su un altro terreno introducendo due nuovi personaggi, la sua ex e il loro figlio. In questo modo l’attenzione viene focalizzata sugli sforzi del protagonista, ora comici ora realistici, per apparire più in sintonia con la figura di padre, facendo così scaturire tutta una serie di gag che, se rapportate alla cruenta prima parte, potrebbero davvero sembrare fuori luogo, ma, in questo nuovo contesto, spostato verso temi più leggeri, non stonano affatto. Ed è divertente, anzi, osservare quanto siano stridenti e fuori luogo i comportamenti del boss, uso ad abitudini ben più grezze e violente, nella sua nuova vita da genitore improvvisato.
Questo bizzarro, dolce rapporto tra padre e figlio viene quindi approfondito usando toni scherzosi e distesi, piuttosto che drammatici e deprimenti — in fondo Bong-man è un malato terminale –, sfuggendo ancora una volta a quello che avrebbe potuto essere un facile luogo comune (il rapporto appena ritrovato e subito perso) e dimostrando una notevole maturità nella gestione dei tempi filmici.
Tuttavia l’aspetto più tumultuoso della vita del protagonista, accantonato per buona parte della pellicola, viene di tanto in tanto accennato, tramite il fedele scagnozzo (Park Sang-min, Tube), fino a che, abbastanza prevedibilmente, tornerà prepotentemente in primo piano riservandosi il sanguinoso finale, [SPOILER–>] nel quale egli, seguendo una filosofia che affonda le sue radici nello stile di vita degli antichi guerrieri, preferirà morire combattendo con onore piuttosto che a seguito di una ingloriosa malattia. [<–SPOILER]
Contrariamente a quanto il budget avrebbe potuto permettere e a quanto parecchi altri registi sarebbero stati in grado di tirar fuori da un progetto simile, Story of Man è realizzato in modo a dir poco ammirevole: ottime le scelte in certi passaggi a livello di fotografia e sorprendenti alcune sequenze con la macchina a mano; impeccabile anche il cast, sia nei ruoli principali che in quelli minori.
Grazie alla sua modestia e nonostante qualche ingenuità, alla fine si rimane progressivamente avvolti dalle atmosfere disperate come da quelle più divertenti, dall’ambiente decadente, dai personaggi predestinati e dalle loro toccanti vicende senza uscita.

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