Sugata Sanshiro

Voto dell'autore: 4/5
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Sugata SanshiroDa un maestro come Kurosawa ci si aspetta sempre il massimo ma è decisamente sorprendente guardare Sugata Sanshiro, il suo film d’esordio. Il film non è magari perfetto, ha un ritmo discontinuo e delle irregolarità strutturali (bisogna però prendere atto dei numerosi tagli di censura subiti) ma ciò che sorprende subito e in modo evidentissimo è  la freschezza e la modernità del prodotto. La regia, il montaggio, la sicurezza e padronanza di linguaggio, la fotografia, ingannano la vera data di produzione del film che potrebbe tranquillamente essere confuso per un’opera di ben venticinque anni dopo. Anche i duelli hanno ben poco di astratto e stilizzato, sono fisici, molto fisici, fatti di immagini forti (forti nel senso di potenti) capaci di incidersi in testa. Tanta abilità è davvero inedita, le ellissi usate con totale padronanza, la sceneggiatura gioca magistralmente con lo spettatore.
Dopo numerosi rifiuti e a caccia di un film da dirigere, Kurosawa cerca di infilarsi in filoni apprezzati dai censori. Spera che questa storia, tratta da una biografia del primo campione di Judo (pubblicata quell’anno) possa essere accettata visto che rappresenta un’esaltazione dello spirito combattivo della nazione. Il risultato finale non soddisferà le aspettative (dei censori, mentre il pubblico premierà il film come primo dell’anno).

Nel 1882 Sugata Sanshiro entra nella palestra di Monma, un maestro di arti marziali che lo invita ad un agguato che si svolgerà la notte stessa. Ma l’apparente vittima, Yano Shogoro (maestro di Judo) si dimostrerà ben più nobile, leale e superiore, tant’è che Sugata passerà dalla sua parte. In breve diventa un campione e dovrà affrontare in duello, suo malgrado, il padre della donna che ama. Il combattimento finale, brutale sul fianco di un monte ha dell’apocalittico.

Se il film ha visivamente numerosi pregi, dei totali stupendi, delle bellissime carrellate su scenografie molto suggestive, è il combattimento finale tra Sugata e Higaki a concludere il film in modo praticamente perfetto. Lo scontro sprofondato nell’erba alta, sul fianco di un colle sferzato dal vento, mentre le nuvole gonfie d’acqua sfrecciano in cielo è di una potenza evocativa elevatissima. La  natura combatte con gli stessi eroi e tutta la composizione della scena non può non far pensare all’ascesa sulle pareti del vulcano della Bergman in  Stromboli, Terra di Dio di Rossellini (del 1949, ops!)
In tempo di guerra, con moglie e un figlio in arrivo Kurosawa si costringe, due anni dopo, a girare un sequel, Sugata Sanshiro II. Mentre sessant’anni dopo, Johnnie To lo omaggerà nel suo Throwdown.

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