Suicide Manual

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Suicide ManualFilm basato sull’ultima grande moda giapponese, e come tutte le mode, dopo il prototipo nascono una marea di sottomarche, un pò come dopo i Pokemon improvvisamente erano comparsi sia i Digimon che i Monster Rancher. Mode che nascono all’improvviso, godono di un successo stellare e destinate a dissolversi in breve tempo. L’ultima grande moda nipponica è il suicidio di massa, moda destinata a durare meno del solito, soprattutto a causa della celere mancanza di materia prima in breve tempo. Dopo quel gioiello del cinema disturbante che era Suicide Club, e dopo gli incrementi  (preoccupanti) del numero di suicidi, ecco arrivare The Suicide Manual, ambiziosa produzione in digitale che tenta di sondare le ragioni e le eventuali cospirazioni morali dietro un atto intimo improvvisamente reso collettivo. Film di rara bruttezza e glacialità cromatica (dovuta ad un digitale forzato per sembrare più che digitale) tradisce la sua pochezza soprattutto nella scrittura continuamente percorsa da svolte fastidiosamente forzate e poco credibili. E dire che di intuizioni e sequenze suggestive ce ne sono, che quelle poche gocce di computer grafica funzionano ma il risultato finale convince davvero poco.

Una coppia di giornalisti indaga su una catena di suicidi di massa, cercando materiale per un documentario in tema, incontrano gggiovani, intervistano suicidi mancati, trovano il fantomatico sito internet dove i pre-morti si danno appuntamenti e consigli e mettono mano al fantomatico DVD (sono andati ormai i tempi delle VHS maledette) dove un’algida ragazza illustra i pro e i contro per la perfetta riuscita dell’atto finale. Una confusa spirale di paranoia si impossessa del protagonista fino all’eterea sequenza finale. “Questo film è stato realizzato non per incitare bensì per innalzare l’allarme sul rapido aumento di suicidi” viene scritto all’inizio del film, ma rispetto a Suicide Club, film disturbante e totalmente privo di ogni minima fascinazione, critico e pesantemente allusivo, qui il suicidio assume una sorta di aura sacrale che può fare venire legittimi dubbi sull’educatività del prodotto. Dopo i titoli di coda minacciano un sequel, prontamente realizzato e distribuito.

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