Susuk Pocong

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Susuk PocongSi tratta di uno dei quattro film che Findo Purwono è riuscito a tirar fuori nel 2009. Sebbene qui sia coadiuvato da tale Saptadjie non riesce a discostarsi dalla banalità vista in Setan Budeg e che è lecito aspettarsi anche dagli altri suoi due parti: Paku Kuntilanak e Setan Pocong Jompo. La ricetta è semplice ed è quella di scegliere una delle creature dell’orrore indonesiane, in questo caso il buon Pocong, e imbastirci una qualche storiella che possa dare spunti comici. Purtroppo la commedia indonesiana un po’ come quella thailandese è quanto di più lontano ci possa essere dall’umorismo occidentale.

A chi scrive continua a risultare indigesta e difficilmente riesce a strappare un sorriso. Una menzione speciale la merita giusto la brava Deswita Maharani che è una star del parterre televisivo delle soap opera indonesiane. Ha una fisicità realmente comica dettata dall’evidente ed invadente naso che sfrutta alla perfezione per la mimica facciale. Purtroppo il suo personaggio di avida affarista donna non è protagonista, ma semplice comprimario della storiella del film.

Come nel malesiano Susuk di qualche anno precedente torna il rituale magico di infiltrare sottopelle alcuni aghi di metallo allo scopo di preservare la gioventù e la bellezza. La povera Andi Soraya tradita dal marito (Restu Sinaga) si rivolge ad una maga che gli suggerisce di usarne la qualità più potente, cioè quelli prelevati da un Pocong ovvero un morto avvolto nel sudario tipico delle sepolture di alcuni paesi islamici. Il meccanismo comico è instaurato dal fatto che -guarda caso- la protagonista si rivolge a dei mentecatti, capitanati dalla Maharani, per far recuperare gli aghi Susuk che ovviamente non fanno altro che scatenare il fantasma Pocong che -guarda caso- è il Pocong dell’amante del marito.

Il resto del film è ancor più prevedibile: una successione di faccette buffe, di donne in costume, di fotografia da soap opera e morale dubbia. Niente a che vedere con gli altri film sui Pocong, che quand’anche fallimentari, provano ad imbastire una storia drammatica per spiegare i motivi del ritornante. Purwono dipinge la società indonesiana come farebbero i Vanzina e Neri Parenti con quella italiana: una massa di individui interessati al denaro facile, al sesso e all’apparenza. Un cinema senza alcun intento morale o velleità artistica, ma solo fatto di compiacimento sul fallimento del proprio modello culturale in questi brutti tempi moderni.

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