Sword of Swords

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Durante la dinastia Sung, circa 1000 anni prima di Cristo, un famoso fabbro di nome Meng Yao Chi forgiò con i metalli migliori una spada invincibile, ne fece dono al generale Meng Liang affinché difendesse la nazione.
Costui vinse battaglia dopo battaglia e la spada divenne leggenda.
Alla morte del generale l’arma andò perduta, fu ritrovata durante la dinastia Ming, allorché, un principe di una tribù barbara desideroso di possedere il mitico oggetto, incaricò un guerriero a lui fidato di rubarla: questa è la sua storia.

Questo fondamentalmente è l’incipit di Sword of Swords, wuxia epocale del 1968, diretto con grande maestria da Cheng Kang (paparino del famoso Ching Siu-tung) nonché coreografato dall’incredibile duo: Tang Chia e Liu Chia-liang.
A solo un anno di distanza dal fondamentale One Armed Swordsman, e pochi mesi dopo il successo di Golden Swallow, Jimmy Wang Yu torna alla carica, interpretando un altro personaggio portatore di vendetta, un uomo forgiato nel dolore con una sacra missione da compiere: consegnare “la spada delle spade” nelle mani dell’eroe Wang Puke al servizio della corte reale.

Lin Jen-shuan (Wang Yu) è il più giovane e forte degli allievi del maestro Mui Ling-chuen custode della “sacra spada”, nonostante la propria bravura nelle arti marziali, il giovane non è minimamente interessato a succedere al proprio maestro, né tanto meno a vegliare sulla mitica arma. Come spesso succede in questi casi è il fato a scegliere per noi; Lin Jen-shuan in seguito ad una selezione tra tutti gli allievi, è scelto insieme al fratello anziano Fang Shi-shiung (Tin Fung), come possibile successore della scuola: un duello deciderà il vincitore.
La superiorità di Lin Jen è palese, ma nonostante ciò, il ragazzo fa di tutto per perdere l’incontro e ovviamente essendo il maestro a conoscenza della bravura del suo allievo fa ripetere il duello. L’esito è ovviamente a favore di Lin Jen che accetta a malincuore il volere dell’insegnante. Fang Shi-shiung tenterà in ogni caso di rubare l’arma, fallendo miseramente, e lasciato in vita dalla pietà di Lin Jen, scapperà preparandosi ad una nuova sortita.
La personale via crucis del nostro Lin Jen è appena iniziata, il lungo sentiero della sofferenza che porta alla cognizione del proprio io, è irto di trappole, ad ognuna delle quali si rischia la vita o ci si evolve.
Le tappe di quest’itinerario “Dantesco” si tatueranno non sulla carne, bensì nell’animo, forgiando un’armatura impenetrabile a qualsiasi arma.
Come si sarà intuito, il povero Lin Jen soffre tutte le pene possibili prima di arrivare ad un confronto diretto con l’odiato “fratello” anziano, nel quale ovviamente avrà la peggio, oltre a perdere la vista grazie ad un colpo scorretto, sarà privato della “spada delle spade” e con essa dell’onore.
In fin di vita e con un figlio in fasce da accudire (sì, nel frattempo è riuscito anche a procreare) Lin Jen troverà la forza di sopravvivere, imparando ad usare la cecità a proprio vantaggio (Zatoichi ha fatto scuola) risorgendo dalle proprie ceneri come una fenice.

Sword of Swords è un wuxiapian perfetto, mescola al suo interno melodramma, combattimenti furiosi ed epicità, segno che la lezione impartita da Chang Cheh è stata assimilata perfettamente.
L’artefice di tutto ciò è Chen Kang, classe 1924, sceneggiatore e regista di punta degli studi Shaw sin dai primi anni 50’, nonostante fosse andato a scuola solo fino alla terza elementare, fu capace di portare la propria esperienza di vita nei suoi lavori, creando personaggi combattuti dai propri conflitti interiori, proprio come succede a Lin Jen-shiau in Sword of Swords: diviso dal dovere di proteggere la spada e quindi rispettare gli ordini del maestro, o salvare la propria famiglia dando ascolto al proprio cuore.
Cheng Kang imbastisce una storia carica d’emozioni contrastanti, emozioni che stritolano l’eroe in una morsa, una trappola dal quale non si vede via d’uscita, se non nel sangue e nell’onore della vendetta.
Questa visione della vita torna anche in altri film del regista come: Flying Guillotine 2 o I Dodici Medaglioni (per il quale vinse un Golden Horse Award).
La riuscita di un film di questo tipo è spesso frutto di una stretta collaborazione, una sinergia di menti atte a creare un’opera completa in ogni sua parte, per questo, spesso il contributo d’artisti marziali capaci, dona una dignità al film che parimenti non avrebbe.
E’ giunto il momento di presentare i fautori di tanto splendore: Liu-Chia-liang e Tang Chia coreografi e registi di prim’ordine, innovatori che fecero la fortuna di alcuni dei più bei film wuxia di sempre.
Liu Chai-liang e Tang Chia sono due istituzioni, è grazie ai loro “esperimenti” che coreografi marziali e registi del calibro di Ching Siu-tung, Yuen Woo-ping, Sammo Hung o Yuen Kwai trovano una loro strada, senza quei “goffi” tentativi di wire-work non avremmo film come Once upon a Time in China, Fong Sai Yuk, A Chinese Ghost Story o il ben più celebrato Matrix.
Insomma, con due personaggi del genere Sword of Swords non avrebbe potuto essere altro che un’orgia di duelli all’arma bianca, con abbondanti dosi di sangue tanto da far felici tutti gli amanti del maestro Chang Cheh, il tutto strutturato in modo perfetto, basta notare il cambiamento di stile che adotta Lin Jen dopo esser diventato cieco, o lo stile di lotta dei vari nemici.
Una menzione speciale la merita lo scontro finale, Lin Jen armato di due daghe affronta una moltitudine d’avversari, in un crescendo drammatico che raramente si riscontra in altri wuxia.

Si parlava prima di sinergie per il successo di un film, bene, le storie necessitano di facce appropriate, e chi meglio di Jimmy Wang Yu (stella nascente degli Shaw Brothers) ha saputo impersonare le plumbee vestigia dell’eroe solitario, attore dall’aspetto virginale, ma dagli occhi profondi e fieri? Wang Yu in una carriera di trent’anni con più di cinquanta film tra regie e ruoli da protagonista, è stato la personificazione dell’eroe dal destino tragico, l’archetipo dello spadaccino errante, spinto contro forze schiaccianti da un innato senso di giustizia. Penso sia il primo attore che venga alla mente, quando pensiamo al wuxiapian, questo grazie ai suoi personaggi in film quali: One Armed Swordsman, Golden Swallow, The Magnificent Trio, Temple of a Red Lotus, The Trial of the Broken Blade e lo stesso Sword of Swords.
Non dimentichiamoci che Mr. Wang Yu si è imposto anche come regista, dirigendo dei piccoli cult: The Chinese Boxer, One Armed Boxer o il delirante Master of the Flying Guillotine.
In secondo piano come spesso succede nel wuxiapian, troviamo una donna: la bella Li Ching nel ruolo della moglie di Lin Jen, presenza di contorno che serve da pretesto per la furia del protagonista, così come viene vagamente accennato il ruolo del maestro di Lin Jen, interpretato dal caratterista Cheng Miu, più di cento film per lui e svariati premi; peccato che la sua performance sia schiacciata dall’esigenze di sceneggiatura e dall’onnipresente presenza scenica di Wang Yu.
Sword of Swords è un film fondamentale per chiunque si avvicini a questa cinematografia, racchiude in sé tutti i pregi o i difetti del genere (secondo i punti di vista) e li esalta all’ennesima potenza, strizza l’occhio a capolavori come Zatoichi carpendone l’essenza e applicandola per i propri intenti.
Compilando un’ipotetica classifica dei dieci wuxia più indicativi, state certi che questo Sword of Swords ne farebbe sicuramente parte.

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