Tales from the Dark 1

Voto dell'autore: 3/5
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Quando scopriamo l’esistenza di Tales from the Dark subito la nostra mente corre ovviamente ai film Three e Three…Extremes, non fosse altro che per la natura episodica e la presenza alla regia di Fruit Chan (autore dello straordinario episodio Dumplings di Three…Extremes). Invece siamo ben lontani da quell’esperienza. Anziché rivitalizzare l’horror con una visione moderna e internazionale, quasi patinata come erano parzialmente i titoli citati, questo dittico fa marcia indietro e sprofonda l’orrore nell’inferno rurale della città di Hong Kong, nel suo folklore, nella sua superstizione, nella sua essenza di perla d’oriente e al contempo ricettacolo di anime vaganti tra le luci al neon intermittenti. Per fare questo si parte dai racconti di Lilian Lee già autrice di Addio Mia Concubina (e del citato Dumplings), scritti che rimandano il film verso le atmosfere più rarefatte dei primi anni ’80.
Tre racconti, tre registi e un buon numero di grandi attori.

Il primo, Stolen Goods, va ricordato principalmente per essere l’esordio alla regia dell’attore Simon Yam (The Mission, Full Contact) che si dirige in un episodio poco interessante ma comunque dotato di una buona messa in scena. Yam interpreta Kwan, uno squilibrato mentalmente poco stabile che in seguito a continui licenziamenti decide di rubare urne cinerarie per ricattare i parenti dei defunti. Le due idee più interessanti del cortometraggio sono la rappresentazione degli spettri in bianco vaganti per le strade deserte della città e l’attore che autodirigendosi decide di imbruttirsi e in un nanosecondo distruggere la sua consolidata immagine da latin lover e idolo delle masse (femminili e non solo); lo vediamo mal vestito, sporco, imitare il Gangnam Style mugugnando animalescamente da solo nel proprio minuscolo monolocale lercio.

Il tiepido regista Lee Chi-ngai dirige il secondo episodio, A Word in the Palm, storia di fantasmi rancorosi e malinconici. Poco di che se non la performance prevedibilmente solida di Tony Leung Ka-fai (Detective Dee) e a sorpresa quella di una frizzante e convincente Kelly Chan, insipida divetta che solo ora, a venti anni dall’esordio, sembra aver raggiunto una maturità attoriale.

L’ultimo episodio, Jing Zhe, quello di Fruit Chan è il migliore ma siamo comunque lontani dalle vette sublimi del suo Dumplings. Interamente dato in mano alla brava Siu Yam-Yam (Susan Shaw) focalizza l’attenzione sulla figura delle “picchiatrici di cattivi”, signore agli angoli della strada che tramite pittoreschi riti puniscono persone (una sorta di malocchio all’orientale) su commissione. Più ricco, colmo di effetti di sangue digitali massicci ma non sempre convincenti.

Un film riuscito a metà quindi, tiepido e fuori tempo massimo, purtroppo.  Un mese dopo sarebbe uscito in sala Tales from the Dark 2, esponenzialmente più riuscito, con al timone delle regie i (grandi) nomi di Gordon Chan (The Four, Fist of Legend, Beast Cops), Lawrence Lau (Queen of Temple Street, Lee Rock) e Teddy Robin (Gallants).

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