Tali Pocong Perawan

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Tali Pocong PerawanArie Azis è una regista baciata dalla fortuna. Se è vero che tutti i suoi film, a partire dal noto Suster Ngesot the Movie, sono campioni d’incasso in patria, allora non può esservi altra spiegazione. È infatti difficile ravvisare i motivi di tanto entusiasmo per un cinema talmente raffazzonato e improvvisato come quello che si vede in questo film. Già la sequenza che si svolge durante i titoli di testa, che ha fatto la fortuna di altri horror asiatici da cui viene prelevata di peso, presenta gravi lacune registiche. Non vi è infatti un briciolo di tensione nel suicidio di una giovane studentessa dal tetto della propria scuola e l’unica cosa che ci viene donata sono un paio di belle inquadrature.

Da aggiungere ai difetti del film la pessima scelta della protagonista. Dewi Perssik, sebbene simpatica e caciarona, non si dimostra affatto buona attrice e si perde in smorfie varie e recitazione enfatica che sfiora quasi il caricaturale. E bisogna purtroppo dare atto ai suoi detrattori di questa cosa. Dewi è una nota stellina del Dangdut, genere musicale miscuglio di elementi della musica malese, indostana e arabica, ed è continuamente vittima di una vera e propria persecuzione mediatica per motivi scandalistici. Il Dangdut è infatti un genere musicale molto diffuso nelle fasce popolari ed è spesso pieno di riferimenti sessuali estremi esplicitati da una danza molto ammiccante, ragion per cui il governo si sente in dovere di osteggiare Dewi e le sue colleghe, che da vittime di una società maschilista che vuole delle cantanti ammiccanti finiscono per oscillare nell’opposta posizione di eroine dell’emancipazione femminile in un paese che combatte la diffusione della libera sessualità.

La tematica sessuale ad ogni modo è il nodo centrale del film. Le vicende infatti prendono spunto da Nino che innamorato voyeuristicamente e segretamente della ragazza (Dewi Perssik) del fratello decide di affidarsi alla magia nera. Il furto del nastro che cinge il collo del Pocong di una vergine (la ragazza suicida dei titoli di testa) strettamente necessario per l’incantesimo è proprio quello che lo porterà ad essere perseguitato dallo spettro. Ovviamente non ci si deve aspettare chissà quale arguto sotto testo.  Piuttosto lo spettatore occidentale ne ricaverà per l’appunto l’impressione di un popolo, soprattutto i ragazzi, che aspetta una vera e propria liberazione/rivoluzione sessuale. Riprova ne è la classica scena a tinte sexy con musica da film erotico di serie Z che ci regala l’altra bellezza del film (Dwi Putrantini) che decide di fare un bagno ad un certo punto del film. Assolutamente slegata dal contesto, con quantità risibili di pelle mostrata (inferiore ad un qualsiasi spot televisivo nostrano) e terribilmente gestita.

Indipendentemente da ciò, il vero problema del film è la regia di Azis che non regala un brivido e inanella una castroneria dietro l’altra. Inutile infierire sulla clonazione della celebre scena dell’ascensore di The Eye dei Pang Bros, che non lascia intravedere un briciolo della bravura dei due fratelli.  La scena finale poi, che mette di fronte il Pocong e il fratello di Nino, con un (presunto) altissimo livello drammatico si risolve in un nulla di fatto. Un po’ come tutto il resto del film. Un vero e proprio nulla di fatto.

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