Tamami – The Baby’s Curse

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 2 voti]

TamamiRegista poco contestualizzabile Yudai Yamaguchi, che esordisce con quella sciocchezzina di Battlefield Baseball (ma al contempo si macchia delle sceneggiature di Versus e Alive di Kitamura), prosegue con il brillante Cromartie High School, e continua ad adattare per la terza volta l’universo dei manga con un episodio tratto dai lavori di Kazuo Umezz, dio dell’illustrazione horror giapponese. Nel 2005 è co-regista dell’interessante ed estremo Meatball Machine, opera allucinata che crea un ponte tra Tsukamoto e le successive schifezzine del calibro di Machine Girl e Tokyo Gore Police. Successivamente il film ad episodi Ten Nights of Dreams e Tamami: The Baby’s Curse, di nuovo ispirato ad un manga di Umezz.

Yamaguchi di nuovo cambia registro e ci offre un imprevisto e incredibile omaggio/“parodia seria” del gotico occidentale; fin dai primi minuti tutti i luoghi comuni del genere sono sciorinati con sfacciataggine voluta, allontanandosi in ogni modo dagli stilemi classici dell’horror locale; grandi e fatiscenti manieri, cigolii, lupi, vento, ombre, armature medioevali, ragnatele e topi, lampi e tuoni, luce della luna, musiche enfatiche. Sembra di trovarsi di fronte ad un vecchio film, a tratti fulciano, in cui l’unica ancora di modernità è portata da un digitale pop che esplode solo in casi limite di cui si accusa la necessità.

Le autorità ritrovano in un orfanotrofio una ragazzina che si era separata dai genitori a fine guerra. Così un assistente sociale la riporta a casa, un vecchio maniero sperduto in mezzo al nulla, temuto dagli abitanti del paese vicino. Suo padre fa il ricercatore e collezionista in una torre vicino la casa, mentre la madre da evidenti segni di follia. Ma la famiglia riunita ha un altro ospite indesiderato nella casa; una bambina deforme  altamente violenta, incapace di distinguere il bene dal male. Passaggi segreti, giardini labirintici, pozzi e cespugli di rovi, e tanto, tanto sangue.

Il film esordisce con un certo torpore, silente, dotato di un ritmo pacato e sinuoso; con l’avanzare della narrazione il ritmo si fa sempre più forsennato parallelamente all’aumentare del numero delle vittime. Sul finale il 3D interviene per fare compiere mirabolanti e folli acrobazie aeree alla creatura il cui aspetto però resta fedele in parte allo stile dell’autore del manga.

Alla fine la storia è poca cosa ma il film si rivela innegabilmente divertente, e di purissimo intrattenimento. Per chi si accontenta, una più che piacevole visione.

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