Teenage Hooker Became a Killing Machine in Deahakroh

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [0,00/5: 0 voti]

Teenage Hooker Became a Killing Machine in DeahakrohNel pieno della propria rinascita cinematografica la Corea del sud può anche permettersi dei veri registi indipendenti duri e apparentemente senza compromessi. Nam Ki-woong è uno dei più noti e discussi, non solo per la sua “indipendenza” quanto per i contenuti e lo stile dei propri lavori.
Il suo corto (medio? Lungo?) d’esordio è proprio questo Teenage Hooker Became a Killing Machine in Deahakroh ed è piombato dal nulla al festival di Pusan terrorizzando i presenti con le sue annunciate aspettative, pronto a macchiare con forza la facciata spesso patinata e solare del nuovo cinema coreano. In breve la sua fama l’ha preceduto ed è divenuto un punto di riferimento e film culto di tutti i ragazzi “alternativi” del paese. Fin dal titolo il film presenta delle bizzarrie evidenti e mantiene le promesse nei contenuti, tanto che il suo lungometraggio successivo (Chow Yun-fat Meets Brownie Girl ) si attesterà ugualmente su questo metodo.

La storia. Una giovane liceale si prostituisce dopo le lezioni con clienti più anziani di lei a Deahakroh, un quartiere commerciale del centro di Seoul. La ragazza inoltre offre un servizio extra, nel prezzo del rapporto è incluso una simulazione di stupro con tanto di inseguimento e debole aggressione. Il film è composto di blocchi parzialmente slegati e suddivisi da temi e ambienti, separati da dissolvenze in nero. Quindi c’è l’esilarante sequenza di ballo tra la ragazza e il suo inquietante professore cliente fisso. La corsa in bicicletta nel cuore della notte mentre entrambi ridono isterici. Il rapporto sessuale. E la sequenza in cui la ragazza viene segata a pezzi dai tre bizzarri “cattivi”. La ragazza rinasce come cyborg, quasi un Tetsuo al femminile dotato di arma da fuoco fallica, altra apparente fusione tra il giapponese Tetsuo e il francese Vibroboy. E poi c’è il massacro.

Se descritto così sembra un classico action violento e balistico (si spara abbastanza, c’è dello splatter, parecchio) il film invece si presenta molto astratto e contemplativo, percorso da una perfetta colonna sonora, da una fotografia agghiacciante, lisergica e cromaticamente molto varia, da un utilizzo di numerosi stili di ripresa e montaggio. Il risultato finale non è totalmente narrativo, ma più emotivo, videoartistico.
Che poi il film sia piacevole o meno, convincente o meno, questa è un’altra questione, film del genere toccano corde molto personali e quindi un giudizio definitivo è impossibile da tracciare. Resta comunque un’esperienza visiva abbastanza unica e un valido esempio di cinema indipendente (non solo coreano).

CONDIVIDI: