Tell Me Something

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Tell Me SomethingSeul è scossa dalla follia di un terribile serial killer, che smembra le proprie vittime ancora vive e ne fa rinvenire i pezzi all’interno di sacchi di plastica seminati per la città; ad aggiungere ulteriore orrore alla faccenda è il fatto che all’interno di uno stesso sacco sono presenti membra di vittime differenti, mescolate secondo qualche sadico criterio. Al caso viene affidato il detective Cho, investigatore sotto inchiesta da parte degli Affari Interni, che ben presto individuerà un legame fra le vittime: tutte erano collegate in qualche modo a Chae Su-Yeon, figlia di un artista locale…

Questo è l’incipit della storia di Tell me Something, poliziesco crudo e violento realizzato in Sud Corea nel 1999 da Chang Yoon-hyun. Come atmosfera, narrazione e perversione siamo dalle parti di Seven, che costituisce chiaramente una fonte di ispirazione, a partire dalla realizzazione di una Seul cupa e piovosa, talmente angosciante da diventare elemento fondamentale per la riuscita di un film che fa della tensione il suo punto di forza. Tell me Something, infatti, è in grado di scuotere anche lo spettatore più smaliziato: di sicuro ci vuole stomaco per reggere le sequenze più sanguinolente, ma è tutto il film ad essere avvolto da una cortina di suspence di incredibile spessore, che impedisce di stare rilassati per più di qualche minuto. Merito al regista, che pur optando per una narrazione dai ritmi blandi, vicina nelle modalità al reale processo di investigazione, riesce semplicemente tramite l’ambientazione e la cura dei dettagli a mantenere lo spettatore costantemente sulla corda.
Dal punto di vista tecnico la realizzazione di Tell me Something è ineccepibile: Chang Yoon-hyun sa esattamente cosa inquadrare e come inquadrarlo, avvalendosi di una fotografia di grande impatto ed intensità, dove il gioco delle luci costituisce un elemento di primaria importanza. Proprio le luci ed il colore conferiscono peso alle scene più crude: il rosso acceso del sangue spicca in maniera netta nelle tenebre della città, producendo un effetto terribile di grande valore artistico. Nota di merito anche per la colonna sonora del film, perfettamente azzeccata e molto varia: si passa da momenti di gusto tipicamente occidentale e moderno ad un pianoforte lento e malinconico, accompagnando l’evoluzione della storia in maniera non banale.
Per quanto riguarda la sceneggiatura, elemento di fondamentale importanza in questo genere di film, nella prima parte siamo a livelli di eccellenza: è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, impegnati come siamo a cercare di capire qualcosa sul killer ed a formulare teorie sulla sua possibile identità; nel mentre Chang Yoon-hyun si prende i suoi tempi, approfittando dei 118 minuti di durata del film, per sviluppare i personaggi, dandoci qualche interessante flash del loro passato e presentando anche particolari di scarsa importanza ai fini della storia, ma rilevanti dal punto di vista del contorno, che costituiscono un gradito valore aggiunto. Purtroppo è quando arriviamo alla seconda parte del film che emergono i più grossi difetti di un prodotto fino a quel punto quasi perfetto: la presenza di qualche buco nella trama ed un’ingenuità eccessiva da parte della polizia nel trascurare dettagli importanti. Mentre la scarsa brillantezza dei detective in certe circostanze può essere sopportata senza grossi patemi d’animo come un sacrificio per l’interesse della trama, non si può dire lo stesso per quanto riguarda alcune svolte nella storia decisamente discutibili. Le possibilità a nostro avviso sono due: o la versione finale di Tell me Something risente di una serie di tagli narrativi rispetto all’idea originaria per necessità di lunghezza della pellicola o il regista si è fatto prendere un po’ troppo la mano nel tentativo di realizzare l’ennesimo colpo di scena, andando a sfilacciare una trama ben costruita in precedenza. Questa situazione si presenta più forte che mai nel finale, che non si può certo definire cristallino: difficile ricostruire gli eventi in maniera univoca, basti vedere sul web quante teorie sono presenti a riguardo.
Nonostante i problemi di sceneggiatura evidenziati, Tell me Something resta un grande film ed un grandissimo thriller. Tecnicamente stupendo, dotato di un’atmosfera incredibilmente riuscita, carico di suspence fino all’osso, Tell me Something merita sicuramente di essere visto e gli si possono agevolmente perdonare certe ingenuità verso il finale, cui comunque va il merito di essere difficilmente prevedibile anche per gli spettatori più smaliziati.

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