The 36th Chamber of Shaolin

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Per chi scrive, la prima immagine di cinema asiatico conficcata nella memoria non è, come per la maggior parte, Godzilla che demolisce una parte di Tokyo e tantomeno Bruce Lee che stende un numero incredibile di avversari con il suo inconfondibile stile, ma bensì Gordon Liu in The 36th Chamber of Shaolin che cerca di attraversare l´acqua camminando su dei pezzi di legno.

All´epoca non sapevo chi fosse il regista, anzi probabilmente non sapevo neanche cosa fosse un regista, ma quando lo rividi molti anni dopo, la mia impressione di allora venne pienamente confermata.

Signore e signori, inchinatevi di fronte al più grande film di arti marziali di tutti i tempi !!!

Quello che fa Liu Chia-liang con questo capolavoro assoluto, partendo dalla solita trama basata sulla “vendetta del padre/maestro”, ha dell´incredibile. La genialità di Liu sta proprio in questo, prendere un filone abbusatissimo e portarlo ai suoi limiti estremi, cambiando allo stesso tempo tutte le altre regole consolidate. Il regista reinterpreta il genere e i concetti tradizionali a modo suo e gira il film definitivo sul monastero e sulle tecniche Shaolin. Un’opera epica sotto tutti i punti di vista.

Ma andiamo con ordine. Un breve riassunto della trama a questo punto non guasta.

Durante la dinastia Qing, il giovane studente Liu Yu-te combatte segretamente le autorità rappresentate dai Manchu. Quando vengono uccisi gli amici e il padre, Yu-te riesce a scappare e trova rifugio nel monastero Shaolin, dove spera di imparare le arti marziali (e dove, diventato monaco, gli verrà dato il nome di San Te). Completerà il suo allenamento solo una volta superate le 35 camere. Ogni camera é progettata per allenare le diverse parti del corpo e testare la capacità di sofferenza, ma anche per accuire la mente e i sensi.

Alla fine San Te lascia il monastero per diffondere le arti marziali tra il popolo e fondando cosi la “36th Chamber”.

Partendo da eventi e personaggi storici, la trama, strutturata in tre parti, non é certo delle piú originali. Infatti la motivazione ed esecuzione della vendetta, si limita ai primi ed ultimi venti minuti, mentre la parte centrale del film é un´unica sequenza di allenamento, la migliore mai filmata. Un´anticipo lo riceviamo subito nel caratteristico prologo, uno dei segni distintivi di Liu, durante il quale scorrono i credits.

Si diceva delle scene d´allenamento. Nessuno aveva mai dato tanto spazio a questa pur fondamentale parte dei kung fu movie, normalmente limitando il tutto a cinque minuti, che a volte davano l´impressione che il protagonista diventasse un´esperto nel corso di una giornata (o peggio pretendendo dagli spettatori di accettare la maestria dei personaggi a priori).

Non in The 36th Chambers of Shaolin, dove a San Te durante il primo anno fanno giusto pulire i pavimenti. Vediamo la sua relazione con i monaci e come si trasforma nel migliore degli studenti, determinato ad arrivare in fondo, ma rimanendo uguale nello spirito anche se più maturo. La vendetta diventa ribellione e ricerca di se stesso – un percorso di redenzione. Il regista la definì “a love story of the spirit”. É questa la parte che più interessa a Liu, infatti lo sviluppo dei personaggi si limita al solo San Te.

Liu é forse l´unico regista che girava film sulle arti marziali senza distorcerle. Nel senso che a volte esagerava, cedendo alla pura spettacolarità, ma in fondo rimaneva sempre ancorato alla realtà. Questo realismo e l´attenzione ai dettagli lo rende il regista più puro di kung fu movie in assoluto, dato anche o forse soprattutto per via del suo background personale.

In The 36th Chambers of Shaolin la combinazione delle capacità marziali e coreografie, come della fotografia e della musica é unica. Le riprese dei combattimenti/allenamenti sono eleganti ed elaborate. La mdp di Liu si ferma sempre in funzione degli attori, rimanendo però al di fuori dell´azione. Il risultato é un notevole senso di fluidità e lo spettatore capisce cosa succede.

Il successo del film fu tale che Liu giró anche Return to the 36th Chamber (1980) e Disciples of the 36th Chamber (1984). Gordon Liu ne fece anche un seguito ufficioso Shaolin Vs. Wu Tang (1983), mentre le imitazioni più o meno riuscite non si contano.

The 36th Chamber of Shaolin é anche una buona occasione per parlare un pò di Gordon Liu (Liu Chia-hui / Lau Kar-fai). Gordon, nel ruolo del monaco realmente esistito San Te (il cui soprannome “Iron Arms” viene omaggiato nel prologo), con questo film e grazie alla sua convincente interpretazione, diventa una delle icone più famose del genere. Infatti, suo malgrado, rimarrà intrappolato nel ruolo del monaco pelato. Ma questo solo ad un primo superficiale sguardo. Più si vedono film con Gordon, in particolare quelli del fratello,  più si nota quanto fosse bravo realmente come attore drammatico o comico, oltre ad essere un esperto di arti marziali. Sicuramente uno dei migliori attori di kung fu movie di sempre. Purtroppo con la fine del genere, tramonta anche la sua carriera.

Ci ha pensato Quentin Tarantino a recuperare questo grande artista assegnadoli persino un doppio ruolo in Kill Bill (2004).

Forse il film di arti marziali perfetto non esiste, ma in questo caso The 36th Chamber of Shaolin ci va dannatamente vicino.

Un nota a margine. Il lettore avrà sicuramente notato l´uso massiccio e ripetuto di superlativi, in questo caso, ampiamente giustificati. Si consideri, per il sottoscritto, anche il significato personale del film. Per questo mi scuso, eppure …
“Quanto a me, rileggendo ciò che ho scritto, temo di non aver messo in sufficiente risalto i suoi meriti.”  J.L. Burges

 

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