The Adventurers

Voto dell'autore: 2/5
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Stephen Fung ci è sempre sembrato un personaggio particolare e parecchio “miracolato”.

Figlio d’arte, esordisce nel cinema da giovanissimo come attore. E cresce proprio come attore di medio talento e “fascino”. Passa presto alla regia in film in cui il più delle volte sembra quasi un prestanome tanto sono antitetici; o anonimi o -al contrario- troppo autoriali.

Il suo esordio reale, Enter the Phoenix è un film di particolare pregio, subito smentito da alcuni titoli successivi fino a Jump, inspiegabilmente prodotto e vistosamente diretto, da Stephen Chow.

Gli vengono poi affidati due blockbuster, il dittico di Tai Chi Zero e Tai Chi Hero (che godono anche di un passaggio al Festival di Venezia). E cinque anni dopo arriva questo The Adventurers, annunciato come sorta di remake di Once a Thief di John Woo. Non proprio.

Il film è un classico titolo che mette a confronto una gang di ladri pittoreschi (Andy Lau, Shu Qi e Tony Yang You-Ning), un poliziotto (Jean Reno) e un gangster (Eric Tsang). Il tutto ambientato in Europa.

Il risultato è una fusione anonima tra un James Bond e un film di Jackie Chan del passato, con una regia di servizio e tanti mezzi. In pratica ci troviamo di fronte ad un film visivamente americano, girato in Europa con attori cinesi. La totale globalizzazione cinematografica in nome di un’industria che inseguendo lo sterile cinema hollywoodiano non fa altro che rispecchiarcisi e sostituirlo pedissequamente.

Intrattiene, a tratti diverte, talvolta annoia, tanto è calato su vistosi cliché e trovate viste mille volte, patinate, ricche; pochi sono i sussulti emozionali, i più dati in mano alla faccia irregolare di Reno, ad un anomalo Erik Tsang nei panni di un villain e alla confermata bellezza di Shu Qi.

John Woo è ben lontano, anche quello statunitense, e il tutto si attesta su un action poco originale e totalmente anonimo che fa esattamente il suo compito; dimostrare che il cinema hollywoodiano non è più prerogativa degli Stati Uniti e può essere replicato con gli stessi risultati, investimenti, talenti e resa finale in altre parti del mondo.

Se poi si deve parlare di cinema in sé, cinema vivo ed emozionale, allora The Adventurers ne esce mediamente stritolato.

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