The Arch

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The Arch di Cecile Tong Shu-ShuenConsiderato il primo lungometraggio moderno cinese a ricevere applausi anche all’estero, The Arch è soprattutto un film precursore. Con diversi anni di anticipo, il debutto di Cecile Tong Shu-Shuen codifica certi metodi di messa in scena che l’ormai celebre New Wave di Hong Kong utilizzerà per ridare spessore al cinema cantonese. The Arch è un melodramma ambientato nel diciassettesimo secolo nella Cina rurale sud-occidentale. Genere forte della cinematografia cinese mandarina e cantonese, il melodramma di The Arch è una solidissima base che permette alla Tong di esplorare i sentimenti della sua protagonista, Madam Tung. La repressione del sentimento d’amore che Madam Tung prova per il generale Yang-Kwan costringe la splendida signora ad una lotta tutta interiore. Cecile Tong Shu-Shuen adotta in un primo momento una rigorosa costruzione del quadro, disponendo oggetti e personaggi con precisione geometrica. Le distanze fisiche sono anche le distanze sentimentali che separano i protagonisti all’inizio, quando ancora non si conoscono. Delicatissimo, subentra l’imbarazzo delle donne protagoniste con l’arrivo del generale. A ognuna la sua reazione: la suocera è sempre vigile, si fida e non si fida del nuovo arrivato; Madam Tung è combattuta da un’attrazione irresistibile e dal dolore per il marito che le è morto da poco; Wei Ling, la figlia di Madam Tung, non resiste al fascino del generale e flirta con lui con sguardi e gesti furbi. Quando le relazioni diventano più strette e i sentimenti più forti, ecco che la regista introduce tutta una serie di soluzioni stilistiche che gettano una luce personalissima sulle emozioni dei personaggi. Ci sono simboli ricorrenti come l’acqua, che scorre come il tempo e lava via anche le ferite più grandi, e i fili del telaio, che intrecciati rimandano ai complessi rapporti interpersonali e al tempo stesso al groviglio di sensazioni che scatena l’arrivo del generale Yang-Kwan. Anche l’arco che dà il titolo al film, nato per simboleggiare le virtù di una donna valorosa, finisce per rappresentare con la sua forma ascesa e caduta di Madam Tung. E poi ci sono dissolvenze, freeze-frame, sovrapposizioni di sequenze e messe a fuoco perentorie, rapidi tagli di montaggio che cuciono e ricuciono i momenti più dolorosi. Tutti elementi che chi ha una certa familiarità con il cinema di Hong Kong del ventennio 1977-1997 è abituato a vedere. Cecile Tong ritrae la profonda sensibilità del carattere femminile, avanzando e smontando opportuni stereotipi. Il film si apre con immagini di uomini che lavorano nei campi e che, più in generale, svolgono attività manuali. Le donne passano quasi frettolosamente negli ambienti esterni, sono piuttosto relegate in quelli domestici. Appena ci siamo abituati a questa separazione manichea e tradizionale, il generale Yang-Kwan scopre un lato che da un uomo d’armi era lecito non aspettarsi. L’intelligenza e la passione del generale lo spingono a scrivere parole molto dolci e contemporaneamente molto vere per Madam Tung. Sono versi che tornano continuamente nel corso di The Arch, e nessuno come il generale sa cogliere con tale precisione l’animo tormentato di Madam Tung.
Cecile Tong Shu-Shuen è un nome che non viene mai preso abbastanza in considerazione quando si raccontano storie del cinema di Hong Kong che fu. La sua breve carriera e l’impronta femminile e prettamente autoriale del suo cinema in un’industria dominata da uomini e devota all’intrattenimento più popolare possono facilmente spiegare questa criminosa amnesia collettiva. The Arch è un’opera prima eccezionale, che deve essere tenuta ben presente non solo dagli studiosi del cinema dell’ex-colonia inglese, ma da qualsiasi appassionato di cinema che si rispetti.

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