The Ballad of Narayama

Voto dell'autore: 5/5
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BalladofNarayamaI racconti di Shichiro Fukazawa Narayama Bushi-ko e Tohoku no Zunmutachi hanno regalato straordinari frammenti di cinema. Questo Narayama Bushi-Ko è un intenso affresco campestre, cupo e crepuscolare, ambientato nel villaggetto di Shinshu, interamente ricostruito in studio; questo processo permette al regista tutta una serie di inusitate possibilità cromatiche dissolventi, passaggi di scena in piano sequenza, cambi di stato emotivo dettati da repentine luci alternanti, pur cristallizzando il film in uno stato visivo (e sonoro) di impianto teatrale.
La differenza con il successivo remake/capolavoro di Imamura è tutto nel tocco vistoso dell’autore; in Kinoshita l’intero metraggio è una lunga preparazione per il cupo finale mentre Imamura lo rende solo un evento, soffermandosi più sulle vicissitudini umane, organiche, biologiche dei personaggi, in perfetta coerenza con tutto il suo cinema precedente e futuro e facendolo piombare quasi all’improvviso. Il risultato non muta e l’efficacia dell’ultima parte del film è la stessa, senza che essa mai si risolva come risoluzione di un conflitto, spezzando la classica forma meccanica e prevedibile dei tre atti.

Nel povero villaggio agricolo di Shinshu, la vita scorre allegra, la comunità povera festeggia i propri riti stagionali e vive in una società solida e solidale facendo però i conti ogni giorno con la durezza e povertà della vita. E’ per questo che una legge sociale si è ormai instaurata nel villaggio dettando un nefasto cerimoniale ormai istituzionalizzato; al compimento dei settanta anni tutti gli anziani vengono accompagnati dai propri figli sulla montagna di Narayama e lì lasciati consenzientemente morire per dare una maggiore possibilità di sopravvivenza al resto della famiglia che si trova con una persona in meno con cui condividere ogni piccolo bene. Il film mostra questo evento rapportato ad un’anziana, i suoi preparativi morali e l’introspezione di una donna che si prepara ad incontrare gli Dei di Narayama.

Uno straordinario classico acclamato (vincitore di numerosi premi) la cui resa cromatica bucolica contrasta tenacemente con la disperazione dell’assunto di base; i colori brillanti della prima parte lasciano gradualmente spazio a toni più cupi e cinerei fino ad abbandonarsi al luttuoso bianco della neve del finale. Un’opera straordinaria incredibilmente uguagliata dalla successiva versione (del 1985) diretta da Imamura Shoei.

 

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