The Battle Wizard

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Pao Hsueh-li (storico collaboratore di Chang Cheh in The Boxer form Shantung, 1972, The Water Margin, 1972, Iron Bodyguard, 1973, per citarne alcuni), firma questo wuxia-fantasy prima di lasciare gli Shaw Brothers e fondare la propria compagnia a Taiwan, dove continuerà la sua carriera. Ritorno questo al genere wuxia-horror dopo l’esordio con Finger of Doom (1971), che a differenza di The Battle Wizard lasciava l’amaro in bocca per non aver saputo sfruttare al meglio gli spunti che la trama offriva.
The Battle Wizard è ispirato ad una novella di Chin Yung che trae le sue origini dal folklore cinese: divinità capricciose, spadaccini dai poteri sovrannaturali, terre incantate, creature spaventose pronte a divorare chiunque, insomma, una buona ambientazione per un’avventura fantastica.

Il fuoco di una candela arde nella notte, sentiamo dei gemiti provenire da una camera da letto, la macchina da presa si avvicina quasi planando: un uomo (Zhengchun) ed una donna si stanno amando. Dopo l’amplesso la donna manifesta della nausea: è incinta, peccato che il padre non sia suo marito, ma il giovane Zhengchun.
Le musiche ci esplodono nelle orecchie, una porta si abbatte: volando appare il consorte infuriato (per tutto il film chiamato Yellow Robe Man) ed ha inizio un violento scontro che termina con l’amputazione delle gambe tramite una specie di laser scaturito dalle dita di Zhengchun (Yi Yang Finger è il nome della scuola). Yellow Robe Man in qualche modo fugge urlando la sua rabbia e promettendo vendetta.
Passa il tempo, il figlio della colpa (in realtà una ragazza di nome Vanqing) cresce studiando le arti marziali (insegnatele dalla madre) e bramando vendetta verso il padre, reo di averla abbandonata ancora in fasce. La sua arma è un osso “Bone-cutting sword” (palesemente di plastica) forato all’estremità che lancia dardi letali.
Nel frattempo il nobile Zhengchun si è creato una nuova vita all’interno della classe regnante: ha un figlio nobile d’animo, Tuan Yu, interpretato dal giovane Danny Lee per nulla interessato alle arti marziali, anzi, pronto a battersi in favore dei più deboli con l’uso della ragione, insomma il tipico personaggio carne da macello in questo genere di film, anche se nel corso dell’avventura molte cose cambieranno.

Così tra aiutanti animaleschi-mezzi-zombi muniti di chele estensibili, guerriere armate di serpenti da combattimento (vedere per credere), gorilla assassini (il costume da gorilla è veramente esilarante) e serpenti giganti dai poteri incredibili si erge Yellow Robe Man, tornato nuovo di zecca con poteri degni di un super cattivo che si rispetti: getto di fuoco dalla bocca e gambe d’acciaio allungabili in grado di sferrare calci letali (come il Dhalsim di Street Fighter 2), tecnica poi ripresa in Buddha’s Palm (1982) di Taylor Wong.

Questa volta grazie anche al testo di riferimento, Pao Hsueh-li riesce nell’intento di realizzare un’opera surreale dalle tinte macabre, una sapiente dose di azione e grottesco, che conferiscono alla pellicola quel “quid” in più da renderla unica in mezzo a tante altre simili.

Parte del merito (inutile dirlo) va al coreografo delle scene d’azione Tong Gaai (già collaboratore di Liu Chia-liang in decine e decine di pellicole) in questo caso fondamentale quanto il regista stesso. Si perché se c’è un film dove la trama è un pretesto per mostrare personaggi e combattimenti “weirdo” è proprio questo; ora non so quanto sia stato modificato il racconto originale, ma una cosa è sicura: la resa finale è un “rollercoaster ride” che lascerà senza fiato tutti gli appassionati dei wuxia e non. Ci troviamo di fronte al papà di film come Buddha’s Palm (1982) e Holy Flame of the Martial World (1983).

Il protagonista di questa trottola impazzita è Danny Lee, attore ormai popolare per tutti i cultori del cinema di Hong Kong, esordisce come protagonista nel 1973 nel film River of Fury, inanellando una serie di titoli poi diventati cult come: Bruce Lee and I (1975), Super Inframan (1975) e The Mighty Peking Man (1977).

Nel 1984 Danny Lee viene nominato miglior attore sia ad Hong Kong che a Taiwan con il film Law with Two Phases scritto e diretto dallo stesso. Tre anni dopo fonda la propria casa di produzione la Magnum Films con la quale produce veri hit come City on Fire (1987), The Killer (1989) e The Untold Story (1992) per citarne alcuni. In parallelo continua a lavorare come attore con risultati alterni in film di diverso genere e importanza. Insomma una figura di rilievo dello star system di Hong Kong.

Tra le attrici vale la pena nominare l’avvenente Tanny Tien Ni, moglie del celebre Yuen Hua, famosa soprattutto per i suoi film sexy.

Non aspettatevi messaggi sociali, critiche al sistema, non cercate cose le quali il regista non ha minimamente ipotizzato, godetevi lo spettacolo e gioite delle trovate psicotroniche (come direbbe il “sifù” Riccardo Esposito).
Nota a margine: Nel film ci sono un numero incredibile di gustosi cameo come quelli di Chan Kwok Kuen, Chui Fat, San Kuai, Wong Cheung, Yuen Shun Yi, del grande Yuen Wah e persino di Corey Yuen.

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