The Beast Stalker

Voto dell'autore: 4/5
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The Beast StalkerC’è stato un vero big bang ad Hong Kong ed ora, lentamente, tutte le parti deflagrate stanno lentamente dirigendosi al proprio posto. Nomi dimenticati, maestranze e soprattutto film, stanno ritornando, vitali, pessimisti, disperati, umidi. Il 2008 è stato un anno più che dignitoso a tal proposito (Fatal Move, The Moss, Rule #1…) e questo film si mostra come degno rappresentante di un’annata qualitativamente in salita. Ritorna l’attesa regia di Dante Lam, ormai data per dispersa da anni, epilettica, tremolante, inspiegabile, talvolta inventiva e tesa. Tornano le coreografie furiose (e incomprensibili quanto efficaci) di Stephen Tung Wei e gli stunts automobilistici di Bruce Law Lai Yin. E poi ritorna un perennemente sanguinante Nicholas Tse (Time & Tide) appena uscito dallo scandalo sessuale (l’Edison Chen sexual scandal) di sua moglie Cecilia Cheung, e due attori ormai giunti a livelli altissimi; un sempre più complesso Liu Kai Chi (Sha Po Lan) perennemente legato a ruoli di spalla caratterista e uno sfigurato e intenso Nick Cheung Ka Fai (Election). Ciliegina femminile sulla torta, Zhang Jing Chu (Seven Swords). La sceneggiatura di Jack Ng Wai Lun, ovvero l’autore di quella dell’ottimo Love Battlefield, si muove partendo da uno snodo ma rivelando elementi cruciali a intervalli, senza nulla togliere preventivamente alla narrazione, e donando sezioni di storia ciclicamente, riuscendo praticamente sempre a cogliere emotivamente impreparato lo spettatore.

Durante un inseguimento, un poliziotto (Nic Tse) spara ad un’auto di malviventi ma provoca la morte di una bambina rapita. Tempo dopo un gangster sfigurato (Nicky Cheung) rapirà la sorellina della defunta e sulle sue tracce si metterà di nuovo il poliziotto e la madre della vittima (Zhang Jing Chu) avvocato accusatore del processo al boss responsabile del rapimento. Sarà ovvio bagno di sangue per le vie di una Hong Kong del nord raramente così funerea e marcia, come non la si vedeva da anni (o nel recente The Moss, appunto).

Violento, teso, con irruenti scontri automobilistici e una tensione palpabile. Celebriamo quindi il ritorno di un buon regista (preso dalla foga nel 2008 ha diretto ben tre film, questo, Sniper e il film d’animazione legato alla franchise di Storm Riders) e di un cinema che sta ricominciando a mordere e a –parafrasando il collega Pier Maria Bocchi- divorare lo spettatore. Un film di genere, medio, onestissimo e coinvolgente, che propone elementi già visti e a tratti basilari, tipicizzati, ma fasciati da contesti freschi e innovativi che gemmano in refrigerante novità.

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