The Big Road

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bigroadSei amici (Jin, Zhang, Luo, Zheng, Zhangda, Xiaoliu), perfettamente tipizzati caratterialmente, lavorano alla costruzione di una mastodontica strada che possa permettere il passaggio delle truppe di difesa dall’invasore giapponese. La loro vita è energica, affogata nel furore della gioventù, impegnati nel lavoro, nei continui conflitti con il padrone sfruttatore e doppiogiochista e in una visione di inno alla vita, fatto di gioia di esistere e complicità e amicizia con due ragazze (Dingxiang e Moli). Quando il nemico sarà vicino e tutti penseranno a fuggire saranno i sei ragazzi a farsi carico della resistenza convincendo i compagni a continuare ad accelerare i lavori per facilitare il moto delle truppe. Ma il padrone è stato corrotto dai nemici e prima tenta di convincere il gruppo a desistere e fuggire allettandoli con tentazioni monetarie poi, di fronte al loro irriverente rifiuto li fa imprigionare e torturare. Le due ragazze grazie alle proprie doti di seduzione, al vino e all’astuzia, riescono a liberarli e ad avvisare l’esercito del tradimento al paese optato dal padrone. I ragazzi così liberati iniziano a lavorare più di prima al proseguimento della strada fino ad un assalto aereo del nemico e ad un finale tanto straziante, quanto bizzarro e coinvolgente.

Uno dei film più moderni del regista e un punto di partenza per una nuova visione anche creativa del cinema cinese dell’età d’oro. Inusitate invenzioni di regia accompagnano la visione. Movimenti di macchina arditi, rotazioni di 360° dell’asse, sovraimpressioni e effetti ottici, straordinari giochi di ombre e una regia complessa. Di nuovo un film diviso in due parti per il regista, come in Wild Rose e in Loving Blood of the Volcano, in cui ad una prima parte che è un vero e proprio “trionfo di Bacco e Arianna” si contrappone la seconda che cela il tradimento, la tortura, la morte.
Le immagini di un candore esemplare e di una pudicizia divina trasudano però una straordinaria sensualità emanata soprattutto dalla vivacità espansiva di Li Lili e dalla introspezione timida di Chen Yanyan. Su tutte dominano due sequenze; la prima in cui le due ragazze parlano degli altri amici e la seconda in cui un’espansiva Li Lili e una timida Chen Yanyan spiano i ragazzi nudi che fanno il bagno in un fiume fino ad incontrarsi sulla cima di una collina dove consumano insieme delle angurie. Sul finale un primo piano di Chen Yanyan di fronte alla morte è di una magnificenza incredibile mentre Li Lili si lascia andare ad un’altra performance nel ruolo di un personaggio espansivo e vissuto ma al contempo sognatore e superiore quasi alle umane passioni.
Sontuose le scene di massa e straordinari giochi d’ombra nella sequenza delle torture. Il film è un esperimento nei primi anni del sonoro cinese e nonostante sia senza dialoghi sonori ha una partitura in sincrono composta di effetti e dalle canzoni di Nie Er che dopo questo film divennero famosissime. A questo proposito il film contiene numerose sequenze cantate il più delle quali probabilmente proprio per sperimentare le possibilità delle nuove tecnologie sonore dell’epoca.
Di nuovo viene mostrata la forza e lo slancio poderoso dei giovani lavoratori, vero orgoglio del paese, che sono i primi a sacrificarsi per respingere il nemico. Ancora in scena la contrapposizione tra loro e i padroni corrotti e violenti e il sacrifico come atto onorevole (bellissima la sequenza in cui il protagonista muore sorridendo prendendo atto di essere riuscito ad abbattere l’aereo nemico, scena che anticipa di quasi cento anni il finale del coreano Welcome to Dongmakgol). Film prodotto sotto l’invasione giapponese, virilmente critico e esaltatore del coraggio e spirito di ribellione nazionale al nemico.

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