The Boxer’s Omen

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BoxersOmenPenultimo film di Kuei Chih-Hung, prima che il regista, deluso dallo scarso successo dei propri lavori, decidesse di andarsene negli Stati Uniti dove morì poco dopo. A ragione forse, visto che The Boxer’s Omen è un capolavoro di rara intensità, potenza visiva, originalità, un horror durissimo e spossante, ciliegina sulla torta del genere in quel di Hong Kong, pioniere e opera accecante, estrema e a tratti insostenibile. Ma a differenza di altri film del genere, del periodo e del paese in questione, The Boxer’s Omen possiede una incantevole aura pop che sembra anticipare e creare al contempo una liaison vistosa con tutto il cinema successivo di un regista come Lam Nai-Choi. Kuei Chih-Hung, con una carriera del tutto invidiabile e già noto nel genere per delizie del calibro di Corpse Mania, Hex, Bewitched, crea una narrazione di base posata sul classico sviluppo bagnato di magia nera e scontri tra stregoni, ma permeandolo di altri generi e derive esterne, smistandolo tra tre paesi, Hong Kong, la Thailandia e il Nepal.

Durante un incontro sportivo, un lottatore thailandese scorretto (Bolo Yeung Sze) colpisce a tradimento l’avversario hongkonghese, divenendo campione ma provocando una paralisi permanente nell’uomo. Suo fratello (Phillip Ko Fei) è deciso a vendicarlo ma ha dei guai con delle gang rivali e subisce le visioni di un monaco che lo salva da un assalto in cui tutti i nemici vengono abbattuti da una forza misteriosa. Giunto in Thailandia per vendicare il fratello scopre un tempio in cui un monaco defunto (suo gemello in una vita precedente) lo attende per iniziarlo al monachesimo al fine di fermare lo stregone nero che lo aveva ucciso. Inizia così un’estenuante scontro all’ultimo sangue fatto di pipistrelli, creature deformi, cadaveri resuscitati, scheletri animali aggressivi e rituali nefasti celebrati con piglio quasi didattico. Tra fiumi di sangue, effetti rudimentali ma di straordinaria efficacia e suggestione, qualche nudo integrale e un pugno di scene di sesso inoffensive, effetti ottici, luci stroboscopiche il film giunge all’atteso ed estenuante epilogo.

La fantasia al potere, un continuum di invenzioni e di costruzioni lugubri elevate al solo fine del meraviglioso e dello spettacolo, con una tendenza a volere continuamente sorprendere e al contempo sconvolgere. Ottima la prova di tutti gli attori, soggetto dello stesso regista, effettacci del fidato Lau Gai-Sing (Bewitched, Hex After Hex…), ben tre montatori, un budget vistosamente dignitoso e la Shaw Brothers alla produzione nel periodo del suo tramonto storico. Assolutamente impedibile, uno degli horror più straordinari degli anni ’80 (non solo di Hong Kong).

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