The Brawler

Voto dell'autore: 3/5
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Anurag Kashyap ormai non ne sbaglia una e anche quando si allontana dalle vette dei suoi noir e thriller e si avvicina ad un film “sul” pugilato, riesce comunque a restituire un titolo di sicuro interesse. Genere abusato sotto molti aspetti e ben difficile da reinventare con pochi casi radicali e numerosi oggetti satellite comunque interessanti. Il regista non si adopera per rivoluzionare nulla, ma molto umilmente ne restituisce una sua versione personale e sentita, tratta da una storia vera.

Usavamo sopra il virgolettato quando scrivevamo “sul” pugilato; trattasi infatti di un film in cui ci sono più pugni che pugilato. Fortunatamente The Brawler si allontana in toto dall’attitudine classica e prevedibile del lasciarsi andare ad estenuanti sequenze di allenamenti e incontri che passano in secondo piano e sono appoggiati sempre sullo sfondo del film.

Ma c’è una foto di Rocky appesa in una stanza; di questo prende infatti il meglio, ovvero la ricerca umana, l’approccio proletario, il travaglio sentimentale. In fin dei conti The Brawler lavora con i grandi topoi della tragedia, l’amore impossibile tra caste, l’ascesa e il sacrificio, il lutto e la vendetta.

Shravan è un pugile che ambisce al successo ed è innamorato di Sunaina, la nipote muta di Bhagwan Das Mishra un gangster proprietario della palestra e di tutte le dinamiche che la circondano. Quest’ultimo non accetta l’idillio tra i due e attua metodi violenti e poco ortodossi per separare gli amanti. Shravan lotterà, per il titolo, per la sua donna, per la sua vita e per porre un freno alle angherie del rivale.

Kashyap ha sempre dimostrato di essere un ottimo direttore di attori e stavolta eleva un monumento al corpo e al volto disperato di Vineet Kumar Singh (Ugly) e sfrutta l’estesa durata del film (155 minuti) non per glorificare lo sport con sequenze estenuanti di incontri ma per seguire le dinamiche drammatiche del protagonista. Tende i minuti come corde di violino, amplifica l’epica, dilata la tragedia e deflagra nella vendetta. Sicuramente meno esaltante di altri suoi titoli ma un film che comunque mostra l’eclettismo del regista e la sua capacità di muoversi sicuro e trasversale lungo i generi garantendo sempre almeno alcune sequenze di grandissimo cinema.

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