The Brutal River

Voto dell'autore: 3/5
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The Brutal RiverE’ il 1964. Luogo: il canale di Mud Bang, dove la vita trascorre felice e la gente vive nella natura incontaminata, nel bel mezzo della provincia di Chumporn. I bambini giocano felici nel fiume, mentre i più grandi si procurano da vivere grazie ad un’intensa attività agricola. Dove trovare un paradiso migliore nella terra? L’incipit, narrato in voce over ed accompagnato da una nostalgica canzone dai toni d’epoca, aiuta egregiamente ad immergersi subito nella giusta atmosfera: una barca, con a bordo il poliziotto forestiero Jamnong e le maggiori personalità del villaggio, percorre il lungo tratto d’acqua che porta al tempio dove è stato appena ritrovato un cadavere. Chi può essere stato? Nonostante le locandine ed i poster promozionali – nei quali si vede un enorme coccodrillo tendere agguati ed assalire imbarcazioni – parlino chiaro, la vicenda si apre con l’ombra del dubbio, con un respiro molto vicino a quello tipico del giallo poliziesco. Passano pochi minuti e Jamnong si ritrova ospite in casa di vecchi amici – da tempo trasferiti nel piccolo villaggio – dove conosce Karaked, una giovane ragazza che fa subito breccia nel suo cuore. Il film si trasforma in men che non si dica nel più classico dei melò, con tanto di lunga sequenza musicale.

Raccontati in maniera perfetta, i primi venti minuti di The Brutal River sono un esempio fantastico di come si possa giocare con i generi senza scadere nel ridicolo, enfatizzandone gli stilemi ed utilizzandoli per descrivere in pochi minuti i personaggi ed i rapporti che intercorrono fra di loro. Paradossalmente il film comincia a mostrare il fianco proprio quando si scopre che il colpevole dell’omicidio avvenuto nel villaggio è in realtà un misterioso coccodrillo gigante: l’atmosfera creatasi si sfalda nel giro di pochi minuti ed il tutto si trasforma in una sorta di Jaws delle paludi, con tanto di soggettiva del rettile pronto ad attaccare la sua prossima vittima con annesso motivo di sottofondo. Il povero coccodrillo, interamente realizzato in digitale (con una tecnica che non fa certo gridare al miracolo, ma tant’è), diventa con i suoi pasti umani ormai quasi giornalieri l’elemento scatenante di una serie di eventi che porteranno scompiglio nel canale. Le influenze sono chiare fin da subito: il già citato capolavoro di Spielberg è senza dubbio la più evidente, ma anche i Piranha di Joe Dante e il più recente Lake Placid hanno giocato il loro ruolo, uniti al fratello minore di questo film e al relativo sequel, il connazionale Krai Thong. Date le sue chiare origini di film-epigono, The Brutal River si trasforma troppo presto in qualcosa di eccessivamente banale ed anche lo stile registico si involve con il proseguire del film, tanto che i ralenti e le continue dissolvenze cominciano a risultare snervanti. La parte centrale si sviluppa senza grosse sorprese e l’originalità latita, sebbene certi passaggi riescano comunque a divertire (su tutti l’arrivo dei vari esorcisti pronti a scacciare il grosso animale con le loro formule, l’entrata in scena della stampa locale e l’irrompere nel canale dell’esercito armato di tutto punto): la situazione si risolleva solo nel finale, con un colpo di scena del tutto inaspettato ed una concitata sequenza dai toni quasi epici.

Ma con l’ovvia consapevolezza di tutti i suoi limiti, è difficile stroncare un film come Brutal River: la povertà generale viene sopperita da qualche buona intuizione e bene o male non ci si annoia, grazie anche alla durata non troppo eccessiva. Inoltre, le brevi sequenze nelle quali si vede il coccodrillo sbucare dall’acqua ed attaccare il bestiame sono senza dubbio d’effetto e spesso e volentieri ci si ritrova a tifare per il povero ed affamato bestione. Anat Ywangngern ha realizzato un prodotto di puro intrattenimento senza guizzi particolari, raccontando la storia curiosa (e si dice “realmente accaduta”) di un gruppo di persone semplici alle prese con un qualcosa di più grande di loro, donando al tutto un’azzeccatissima vena malinconica e non dimenticandosi di ricoprire il tutto con un velato sottotesto ecologico. Brutal River si può considerare dunque un film minore e del tutto derivativo ma comunque onesto e godibile. Da vedere senza grosse pretese.

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