The Cat

Voto dell'autore: 4/5
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The CatAssolutamente un angelo sepolto questo film. In un mondo ingiusto in cui tutti (giustamente) si soffermano a rimirare gli estremi grotteschi di film come Story of Ricky o Ebola Syndrome, quasi nessuno si è soffermato su questo capolavoro assoluto del nonsense, gemma stracolma di continue sequenze stracultissime, summa di un decennio di rivoluzione linguistica e tecnica del cinema hongkonghese.
Innanzi tutto i generi. La trascolorazione dei generi l’uno nell’altro ad Hong Kong è norma ma raramente, come in questo caso, essi vengono estremizzati all’ennesima potenza e del tutto pretestuosamente. Se il film può essere di base un horror (violento/splatter/inquietante/pieno di creature, mostri e cadaveri), al contempo è un action balistico (armi da fuoco, bombe, proiettili, esplosioni, migliaia di colpi sparati e di bossoli a terra), non disdegna sferzate di commedia, su una base primaria che dovrebbe essere la fantascienza.
Ci si trova anche nell’impossibilità di descrivere un film del genere, tanto è ricco e saturo di trovate e sequenze da scolpire a fuoco in ogni testo dedicato ad un certo tipo di cinema. Oltretutto non bisogna cadere nell’errore di considerare il film un prodotto minore da guardare con sguardo complice come di fronte ad un figlio scemo che racconta barzellette divertenti. L’attore e coreografo Phillip Kwok (Hard Boiled) e Waise Lee (A Better Tomorrow) due stelle del periodo ad Hong Kong, sono i due estremi maschili all’interno dei quali si muove il film. Se poco c’è da prestare attenzione alla narrazione che tenta anche la carta del flashback/ricordo di un personaggio che scrive la storia dopo averla vissuta, il vero obiettivo primario del film è sorprendere e stupire senza fare mai abbassare la soglia di attenzione dello spettatore. E ci riesce. Molti sono gli elementi in comune con un altro film dell’anno successivo, The Wicked City, primo tra tutti il  metodo per costruire il meraviglioso dal nulla e i continui tentativi di “baro” (tecnico, linguistico) per convincere lo spettatore delle meraviglie che gli si presentano davanti. Se il grado finale del film è inferiore a The Wicked City (nonostante l’uguaglianza di tasso di follia, paradossalmente su The Wicked City lo spettatore sta di più al gioco) bisogna ammettere che in The Cat gli effetti speciali sono decisamente migliori, o meglio, alcuni effetti speciali sono migliori. Se è evidente guardando i film di Hong Kong più effettati che il lattice non è andato mai d’accordo con la soia, in questo caso, oltre a classici effettini improvvisati, sia dal vivo, che in post produzione (l’eterna ripresa mandata al contrario per simulare tentacoli che si avviluppano o liquidi che si muovono) troviamo delle belle creature fungiformi e tentacolose che se ricordano al contempo La Cosa/Blob/Kaltiki/From Beyond/Ghostbusters 2/Parasite Eve [il videogame] hanno comunque una forte dignità ed efficacia.

La storia. Un ragazzo si agita nei confronti di alcuni anomali vicini di casa rumorosi (un uomo inquietante, una bella donna e un gatto)  e scopre che sono prossimi al trasloco. Lasceranno strani resti sanguigni nell’appartamento. Il ragazzo coinvolge un suo amico poliziotto. Nel frattempo i musei vengono rapinati e viene sottratto solo uno strano manufatto, mentre interi nuclei di  poliziotti vengono sciolti da una strana e invincibile creatura. Ci sono di mezzo gli alieni.

Le sequenze culto sono praticamente l’intero film. Un “cattivo” per sterminare tre persone si procura decine di armi da fuoco e inizia a sparare infinitamente contro un appartamento mentre i bossoli ricoprono totalmente il pavimento e la casa si sgretola sotto gli infiniti colpi. O gli assalti della creatura che ricopre l’intera planimetria degli appartamenti sciogliendo coloro che ci sono dentro in effetti ultragore. E il gatto del titolo? E’ questo il pezzo forte. Questo gatto alieno è fonte dei momenti più alti del film. Il gatto vola, compie le rapine da solo e infine si giostra in un incontro di kung-fu contro un grosso cane, in uno scontro aereo come in un wuxia ma coreografato interagendo con gli oggetti come nei film di Jackie Chan. Un innegabile spasso. Gatti volanti, granate infilate in bocca, infiniti colpi sparati come nemmeno nei film di John Woo, gigantesche creature, effetti speciali, molotov; cosa volere di più?
Protagonista della storia di nuovo The Seventh Curse), Samuel Hui Koon-Kit (The Legend of Wisely), Waise Lee Chi-Hung (The Cat) e altri.');" onmouseout="tooltip.hide();">Wisely, leggendario personaggio di origine letteraria, protagonista di numerosi film e serie TV e impersonato di volta in volta da Chow Yun-fat (The Seventh Curse), Sam Hui (The Legend of Wisely) e altri.
Questo film va assolutamente rivalutato per il suo merito di essere una grossa fonte di interesse. Innanzi tutto almeno un paio di sequenze devono essere messe di fianco ad altri titoli più prettamente noir nella storia delle coreografie balistiche. Poi andrebbe contestualizzato in un ragionamento più ampio sull’utilizzo dell’effetto speciale ad Hong Kong. Ed infine inserito tra le pellicole più weird dell’ex colonia inglese. Il responsabile di tutto ciò? Un Nam Nai-choi più in forma che mai e regista di culto, firmatario di titoli del calibro di Story of Ricky (1989), Erotic Ghost Story (1990) e The Peacock King (1989), tutti film saturi di fiumi di lattice ed effetti tra il gore e il feticismo da soffice gomma.

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