The Chanting

Voto dell'autore: 3/5
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The ChantingIl Kuntilanak è una creatura del folklore indonesiano che spesso si tende ad identificare con il Pontianak malese. In questo film invece la figura è più particolare e ben diversa. Si tratta di una donna deforme dai piedi caprini e dai lunghi capelli bianchi, dotata di artigli con i quali talvolta ghermisce le proprie vittime umane. Di giorno dimora all’interno di un albero di banane eretto al centro di un cimitero e di notte, attirata da una donna che possiede il dono di evocarla tramite il canto di una precisa melodia, esce e accorre per uccidere gli uomini, maledetti dalla propria evocatrice.

Nel film la protagonista è Sam (Julie Estelle) una ragazza che alla morte della madre subisce attenzioni morbose da parte del patrigno e decide di fuggire di casa e andare a vivere in un lugubre studentato simile alla scuola di Silent Hill. Nel luogo, adiacente ad un cimitero, un intero piano è sigillato e evacuato e aleggiano voci riguardo a macabre storie e ad un rogo che colpì il luogo. La ragazza scopre di possedere il dono del canto del kuntilanak; la creatura in questione esce da 4 specchi affissi in altrettante camere del luogo. Alcuni studenti vengono uccisi da essa mentre la padrona dell’edificio chiama una misteriosa donna ad indagare. Si scopre così l’esistenza di una vecchia generazione dotata del dono di evocare il mostro a cui venivano donati sacrifici di sangue in cambio di soldi e salute. Un rogo purificatore aveva posto fine alla maledizione che ora sembra tornata ad infestare la zona tramite l’ignara ragazza.

L’Indonesia sta vivendo una rinascita cinematografica vistosa, e numerosi dei film prodotti sono appartenenti al genere horror; spesso ricchi, spesso visivamente ottimi, ma ancora più spesso narrativamente deludenti a causa di una scarsa originalità e del tentativo di fare il verso ad altri film di nazioni vicine tentando di cavalcare in ritardo la new wave giapponese. The Chanting si distacca dalla massa e si rivela un’ottima prova tant’è che non meraviglia più di tanto la realizzazione di altri sequel. Il regista, ha uno straordinario occhio filmico (è d’altronde uno dei pionieri del videoclip in Indonesia con qualcosa come 100 lavori alle spalle) e una mano leggera nella messa in scena ed è coadiuvato da una fotografia molto intensa (di Teguh Uche Santoso) che dona al film un aspetto sognante e fantastico, a tratti incantevole. Mozzafiato tutte le comprimarie ma nota di merito per la brava e bella Julie Estelle, spaesata e algida, dotata di una sensuale bellezza ingenua e sfaccettata.

Unica pecca è di mostrare forse troppo verso la fine del film e di scegliere per le movenze della creatura stratagemmi già utilizzati dai colleghi giapponesi. Per il resto il film fa gridare al miracolo ed è un’ottima prova da un paese sconosciuto ai più che fa film che in Italia ci sogniamo. Il finalissimo, giochettino ludico, fa sorridere e strizza l’occhio allo spettatore mentre lo terrorizza.

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