The Crippled Masters

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,50/5: 2 voti]

Avviso: La recensione che segue NON è politicamente corretta, ma d’altronde non lo è neanche il film.

Come ogni genere cinematografico che si rispetti anche il film di arti marziali ha i suoi sottofiloni, tra cui uno dei più noti e bizzarri è sicuramente quello del “Cripple Kung Fu”. A partire da One Armed Swordsman (1969) e poi One Armed Boxer (1971)  ed i loro rispettivi molteplici seguiti, l’handicap fisico (e anche mentale) è spesso stato incluso nel genere come ulteriore ostacolo da superare per l’eroe di turno. I film in cui l’assunto però viene portato all’estremo non sono poi cosi tanti e si contano sulle dita di una mano monca. Avete presente Crippled Avengers (aka Return of the 5 Deadly Venoms aka Mortal Combat) di Chang Cheh del 1978? Bene, allora dimenticatelo subito, perchè The Crippled Masters è ad un’altro livello (quale lo decida ognuno per sè). La pellicola di Chang è superiore in tutto e per tutto, ma deve fare ricorso ad ogni espediente immaginabile per convincere il pubblico che gli eroi della situazione sono veramente degli storpi. Non The Crippled Masters, che di storpi veri ne usa ben due. Se non è questo il vero spirito dell’exploitation diteci voi quale può essere.

La trama di The Crippled Masters troverebbe posto su un involtino primavera e si lascia splendidamente riassumere in poche frasi. Due poveretti vengono terribilmente massacrati, senza che si riesca a capirne l’esatta ragione. A Lee Ho (Frankie Shum) vengono amputate di netto entrambe le braccia (per ragioni di “logistica” dopo solo trenta secondi di film – non si perde certo tempo in chiacchiere), mentre Kung Suh Ching (Jackie Conn) si vede versare una bella fiala di acido sulle sue gambe. Dopo essere stati umiliati per bene da un buon numero di persone, i due trovano quasi subito un anziano maestro che fa per loro (e che a quanto pare abita in una cesta o almeno questo è quello che ci vogliono far credere). Questo non sembrava aspettare altro che allenare due storpi per poterli mandare di seguito a rubare le “leggendarie” Eight Jade Horse Figurines (si, esattamente quelle!?), rubategli anni prima. Guarda caso il ladro è Lin Ching Kung, ossia lo stesso cattivone che aveva sfigurato in nostri due eroi. Per non essere da meno ha uno sfregio gigante in faccia (che cambia anche di posizione nel corso del film) e una gobba che quando viene colpita fa rumori metallici, manco fosse un wok e che può essere usata anche come arma di attacco o difesa (una specie di “Hunch Fu”, se mi passate il termine e no, nel finale, non ci viene rivelato che cosa si nasconde sotto la gobba). Che il “Freak Show” abbia inizio.

Sinceramente, di fronte a The Crippled Masters le parole vengono a mancare. Trattasi di oggetto alquanto bizzarro. Tecnicamente siamo nei bassifondi. Il film, poverissimo, è girato con i piedi, montato peggio, musicato con beata ignoranza (musica drammatica su un primo piano di una ciotola di riso, fate un pò voi) e interpretato da emeriti sconosciuti in pieno stile “bene la prima”. Le arti marziali “normali” sono decisamente mediocri, le coreografie (?) abbastanza penose (ad opera di Chan Muk Chuen, coregrafo di quasi una ventina di film, tra cui Iron Monkey di Chen Kuan Tai) e la storia è stravista. Il realismo nel frattempo è andato in vacanza, visto che di norma quando a qualcuno vengono tagliate entrambe le braccia, dovrebbe dissanguarsi nel giro di pochi minuti, per non parlare di almeno due dozzine di diverse illogicità narrative e fisiche. Quale ragioni può allora spingerci a vedere questo filmetto? La risposta può essere una e una soltanto: la curiosità di vedere due storpi spaccare culi a manetta. E’ inutile girarci attorno, vedere Jackie Conn e Frankie Shum in azione provoca un misto di attrazione, meraviglia e sensi di colpa (certo non al sottoscritto, anche perchè immaginiamo che gli attori non siano stati obbligati a girare il film e anzi magari ci hanno pure ricavato qualcosa). D’altronde i due nonostante i loro handicap fanno delle cose, che tanta gente in pieno possesso delle loro capacità fisiche non farebbe nemmeno in sogno. Non iniziamo neanche ad approfondire la questione, perché esercizio sterile e noioso, ma ci si passerebbe il pomeriggio a parlarne. Ad esempio, fare roteare un bastone di bamboo senza braccia e muoversi senza gambe in maniera più rapida di metà della popolazione obesa americana, non è cosa da tutti. Viene da chiedersi se questo non sia il maggiore film a favore degli storpi mai girato. In fin dei conti il messaggio alla base potrebbe volerci dire che con la necessaria resistenza e forza di volontà ogni ostacolo può essere affrontato e superato, soprattutto se ci si divide i compiti come in questo caso. Insomma le avversità, anche quelle più grandi possono essere vinte. Ovviamente non è affatto cosi, semplicemente perchè ragioni puramente commerciali spingevano spesso ad inoltrarsi in zone d’ombra e non sempre con disprezzabili risultati. Sinceramente non siamo a conoscenza degli incassi di The Crippled Masters (facciamo però notare che il film è stato distribuito negli Stati Uniti dalla New Line), ma il suo posticino al sole all’interno del genere gli è sicuro, perché alla fine di divertimento spensierato si tratta. Il regista di questa perla grezza, Joe Law Chi, ha diretto una ventina di film, di cui purtroppo non abbiamo avuto la fortuna (ad oggi) di vederne neanche mezzo. Per chi dopo questo film non ne ha ancora abbastanza, ci sono in attesa anche Two Crippled Heroes (aka Crippled Heroes aka Oucasts of Kung Fu, 1983) e The Amazing Mr. Legs (1985). Probabilmente la maggior parte degli spettatori “medi” si sentirebbe (ingiustamente) offesa o disgustata da The Crippled Masters, perciò il nostro consiglio e di guardarlo senza pretese, possibilmente in compagnia di qualche amico bendisposto. Comunque solo per curiosi. Un must irrinunciabile invece per gli appassionati del genere.

Postilla: Le informazioni riguardo a The Crippled Masters e al suo semi-seguito Two Crippled Heroes sono alquanto scarse. Molte fonti citano diversi anni di produzione (per The Crippled Masters persino il 1982 e alcuni lo postpongono adirittura a Two Crippled Heroes). Anche dei due attori, Ka Hai (Frankie Shum) e Wang Hop (Jackie Conn) sappiamo pochino, se non che sono i protagonisti dei due film sopraccitati (alcuni li indicano anche nel cast di Crippled Avengers). Le deformazioni di entrambi sono probabilmente da ricondurre agli effetti del farmaco talidomide (tristemente noto per essere stato venduto negli anni 50 e ’60 a molte donne in gravidanza e che come risultato ha avuto migliaia di bambini focomelici, ovvero con gli arti solo parzialmente formati o del tutto assenti). Il lettore che abbia qualche informazione più precisa è pregato di perdonare possibili errori ed è pregato di contattarci per eventuali correzioni.

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