The Day of Destruction

Voto dell'autore: 4/5

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Shinno (Ryûhei Matsuda), forse un uomo d’affari, corrompe Teppei (Kiyohiko Shibukawa) per poter entrare nella miniera dove costui lavorava, prima che venisse chiusa dalle autorità. Shinno vuole vedere il mostro di cui tutti parlano, all’origine di una terribile epidemia: un miserabile ma rivoltante blob di carne che pulsa in fondo ai tunnel. Eppure, un tale spettacolo non sembra sconcertare affatto quell’uomo, così elegantemente vestito.

Nei titoli di testa scorrono diverse immagini di Tokyo nell’anno del Covid 19: tra cui quelle della nave da crociera Diamond Princess, che fu al centro di un grave scandalo nella gestione della pandemia; e quelle dello stadio dove avrebbero dovuto tenersi le Olimpiadi, rinviate per l’emergenza. The Day of Destruction è uscito proprio nel giorno in cui tale evento avrebbe dovuto avere inizio.

Stacco: l’immagine della mummia di un monaco, mostrata quale culmine di un canto rituale. In un monastero Teppei, che ha scelto di seguire la via del Shugendō sotto la guida del sacerdote capo ed erborista Jiro il Crescente (Issei Ogata), salva la vita del giovane monaco Kenichi (MahiToThePeople, il cantante dei Gezan). Costui, sconvolto dalla morte della sorella Natsuko (Itsuki Nagasawa) colpita dal virus, ha cercato di seguire le orme del monaco mummificato, nel tentativo di entrare in contatto con gli spiriti per venire in qualche modo a capo della situazione. 

Ma è soltanto l’inizio di una serie di tentativi, sempre più feroci ma anche disperati, che coniugano concettualmente ed esteticamente l’esorcismo con l’urlo di rivolta. Il culmine si avrà nella magnifica sequenza in cui Kenichi si dibatte, urlando e contorcendosi furiosamente, in mezzo a un attraversamento pedonale affollato da cittadini in mascherina, largamente indifferenti alla sua prova. 

L’esorcista che vuole accogliere in sé un male incompreso nella sua reale estensione, assunto come semplice nemico esterno (ed estraneo) da debellare, da un’umanità che non concepisce le proprie colpe. Ma anche l’esorcista che, nella sua estrema presa di coscienza, diventa terribilmente simile a un posseduto. Venendo infine escluso, ignorato, da quella società che paradossalmente – nonostante il suo esibito nichilismo – vorrebbe forse ancora salvare.

Non ci dilungheremo ulteriormente sulla trama, gloriosamente delirante ed enigmatica. The Day of Destruction è un puro urlo autoriale, denso e trascinante. Prodotto da Toshiaki Toyoda grazie al crowdfunding, è il film con il quale il regista di Blue Spring e 9 Souls ha inteso letteralmente esorcizzare il capitalismo, tornando alle sue radici punk ed enragés. Infatti, secondo la sua criptica visione (espressa nelle azioni e negli anatemi dal “folle” Kenichi, ma anche nelle spiegazioni dell’anziano Jiro) la pandemia, destinata a persistere, è soltanto il tassello di un quadro di corruzione umana più generalizzato. Un purgatorio dal quale è impossibile fuggire.

Da qui l’intuizione geniale di questo mediometraggio che, in neanche 60 minuti, miscela modernità (Tokyo, le Olimpiadi, ecc…) e tradizione (tutta la parte – metaforica? – dei monaci) in un’esplosione/esperienza di lucida rabbia che arriva direttamente all’animo dello spettatore, lacerandola profondamente. Questo prima di qualsiasi analitica conclusione: sul senso del film, ma anche sulla pandemia e la situazione che genera. In fondo, di questo si tratta.

Con la splendida fotografia di Kenji Maki, e un comparto musicale di grande livello con le musiche originali di Toshiyuki Terui e una colonna sonora (Mars89, Seppuku Pistols, i già citati Gezan) che macina nervi e ossa, The Day of Destruction è un’opera sorprendente, sospesa indefinitamente tra realismo e incubo. Un post apocalittico che stordisce anche senza Apocalisse, macerie, e distruzioni spettacolarizzate varie. Poiché a nulla servirebbero, per rappresentare l’orrore che già viviamo.