The Devil’s Path

Voto dell'autore: 3/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,67/5: 3 voti]

Strano oggetto.

Ispirato a fatti realmente accaduti narra di uno yakuza nel braccio della morte (Pierre Taki) che decide di confessare tutto al fine di vendicarsi di un complice (Lily Franky) che l’ha incastrato. Per fare questo utilizza l’entusiasmo lavorativo di un giornalista d’assalto (Takayuki Yamada).

Parte yakuza eiga, parte film di indagine, salta da un lato all’altro della barricata, godendo inoltre di un montaggio ad incastri scombinati e confusi che restituiscono il senso del tutto solo avanzando nella visione. Non eccessivamente convincente la recitazione di Taki né quella di un impassibile Yamada; ad uscirne meglio di tutti è un gelido e perturbante Lily Franky di rara efficacia.

Film troppo freddo e “letterario”, distacca lo spettatore, annienta empatia e aggredisce solo durante le numerose sequenze di abusi e violenza eccessiva ma verosimile, a tratti disturbante, specie nel durissimo inizio e nelle torture agli anziani di metà film. Ciò che resta è la spietata visione animalesca dell’umanità, dove tutti sono predatori in una perenne lotta verso la sopravvivenza ottenuta solo con il tradimento, la violenza, l’ingordigia, il desiderio, l’impassibilità.

E in questo, che è il pregio maggiore del film, The Devil’s Path funziona alla perfezione e fa male. Per il resto il (lungo) film in sé si sviluppa a fasi alterne.

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