The Dragon Missile

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Un signorotto locale – il solito Ku Feng – è afflitto da una malattia che sembra non avere cure, i medici dopo avere miseramente fallito le diagnosi vengono barbaramente giustiziati per mano del fedele Sima Jun (Lo Lieh) armato di una micidiale arma chiamata “dragon missile”.
L’unica speranza sembra essere il dottore Fu al servizio dell’imperatore, che dopo un iniziale rifiuto decide di aiutare l’ammalato. Nonostante ciò viene ripagato con una bella decapitazione ad opera del solito Sima Jun.
Il plot si complica quando in gioco entrano dei mercenari esperti d’arti marziali, un radice in grado di guarire il Lord, e un giovane deciso a vendicare la morte della madre uccisa indovinate da chi.
Il resto è un susseguirsi di scene di lotta in cui l’arma volante demolisce qualsiasi cosa si muove.

Ho Meng-Hua torna a dirigere un film che ha per protagonista un’arma, anzi l’arma per eccellenza dei film d’arti marziali: la ghigliottina volante.
The Dragon Missile aka The Guillotine è uno dei tanti spin off  originati dal Classico La Ghigliottina Volante diretto sempre dal sopra citato regista, fautore anche del notevole sequel ufficioso The Vengeful Beauty (il più riuscito del lotto dal punto di vista spettacolare).
Come in tutti i film di questo sotto-filone la trama è spesso un pretesto da inserire tra una scena di lotta ed un’altra, fregandosene del resto, ed ovviamente The Dragon Missile non fa eccezione.
Per fugare ogni dubbio diciamo subito che l’arma del titolo non è propriamente una ghigliottina volante, ma bensì una coppia di boomerang dalla foggia di drago con lame capaci di decapitare ed amputare come la stretta parente.
Ritorna anche Lo Lieh già presente sul set de The Flying Guillotine Part 2 e del sequel non ufficiale, destinato per la prima volta a brandire l’arma micidiale anziché perire per “mano” di essa o quasi. Alle coreografie delle scene di lotta viene convocato Tang Chia anch’egli presente nei film sopraccitati.
Insomma squadra che vince non si cambia, però questa volta i conti non tornano e la colpa – dispiace ammetterlo – è proprio delle coreografie decisamente nella media se paragonate ai lavori precedenti del maestro. Manca l’inventiva dei predecessori, manca la violenza grafica: ogni volta che questa specie di ghigliottina decapita, vediamo le teste schizzare via come un tappo di crodino (il tutto rigorosamente senza una goccia di sangue) e delude anche il duello finale, ma prima di arrivarci facciamo un breve riassunto della regola base di questi film e il loro uso nel filone delle ghigliottine volanti.

Come nel più classico dei film di kung fu, l’unico modo di battere il villain di turno -spesso abile in uno stile mortale – è quello di imparare una contromossa efficace in grado di ribaltare la situazione. Il sotto-filone “armi letali” non sfugge a questa regola aurea. Ma Teng (l’eroe de La  Ghigliottina Volante) crea un marchingegno simile ad un ombrello capace di rompere i meccanismi della ghigliottina, Bloody Hibiscus (eroina di The Vengeful Beauty) sfrutta i terreni di gioco a proprio vantaggio riuscendo a rispedire al mittente l’arma volante, mentre Jimmy Wang Yu crea delle mini catapulte lancia-accette nel delirante One Armed Swordsman vs the Flying Guillotine.
Ebbene in The Dragon Missile – grazie ad una fortuita intuizione – i boomerang dopo avere abbattuto decine di abili guerrieri vengono fermati da una semplice rete da pesca e rispediti al mittente. Fermo immagine, appare la scritta “The End” e tutti a casa.

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