The Enchanting Phantom

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Le cose sono due. O il regista Lin Zhenzhao è un fan o è “maledetto” dalla figura di Tsui Hark.

Prima si trova alla regia del venefico The Unity of Heroes in cui riadatta -male- tutta la mitologia della saga di Once upon a Time in China, poi dirige un film di Viaggio in Occidente (due anni dopo Tsui) e ora lo troviamo alla regia del remake di Storia di Fantasmi Cinesi (da Tsui prodotto). Senza dimenticare la sceneggiatura di un film basato sulla figura di Detective Dee (Detective Dee’s Hell Road), figura portata alla ribalta di recente da una trilogia (ad oggi) sempre diretta dallo stesso autore sopra citato.

E’ sempre difficile avvicinarsi ai classici e il confronto è il più delle volte impietoso. C’è chi già ci ha provato, con altri adattamenti del racconto di origine ma alla fine i debiti con il film di Ching Siu-tung sono sempre evidenti. Uno dei casi recenti è stato A Chinese Fairy Tale, versione di pessima resa diretta addirittura da Wilson Yip (Ip Man).

Per riuscire nell’impresa è solo questione di beccare il concept, l’approccio, il confronto, partendo dal presupposto che è impossibile eguagliare l’intensità iconica del predecessore.

Posta la dovuta premessa questo The Enchanting Phantom inaspettatamente funziona. Lo fa con una riflessione profonda sul pioniere e sul come “aggirarlo”. The Enchanting Phantom è quindi uno Storia di Fantasmi Cinesi all’ennesima potenza, con più horror, più commedia, più sensualità e più azione, annegato in tonnellate di pessimi effetti digitali che vanno a sostituire quelli ottici dell’epoca. Non molto diverso da qualunque blockbuster cinese, verrebbe da dire. Invece no.

Il film è a tratti identico, e quando devia, adottando una battuta per non plagiarla in toto la deraglia in un altro senso simile, ma diverso. Certo, è anche intelligente da non porsi nemmeno in confronto con le sequenze più iconiche; quindi no, non c’è il rap del monaco taoista e non c’è la sequenza del bacio; anche se un altro bacio c’è, simile, intenso anche se volutamente non “in competizione”.

Esordisce con le stesse musiche dell’originale, gli stessi effetti sonori, e sfrutta ben due figure di monaci combattenti per sostituire il carisma di un solo Wu Ma (ma lo fa giocandosi un attore di altissimo livello come Yuen Wah). Altra scelta oculata quella di sostituire un nome alto come quello di Lau Siu-Ming nei panni del Demone albero con un altro veterano del calibro di Norman Chu. Non c’è la sequenza dei morti resuscitati nel tempio abbandonato, sostituita da un duello ispirato contro due pittoresche creature demoniache.

E tocca parlare degli effetti digitali. L’utilizzo economico fortunatamente stavolta trova un perché che sarà aborrito dal pubblico; gli effetti digitali a tratti sembrano quasi i vecchi effetti ottici dell’epoca tranne che nel finale, decisamente sopra le righe e fuori dal tracciato con un demone della Montagna Nera riprodotto come un colosso di pietra vomita-bare, questo si, leggermente fuori contesto e vicino ai corrispettivi cinematografici locali.

E’ però anche vero che in questo modo l’effetto digitale si diluisce meglio nella continuità con quello tradizionale, con tonnellate di fumo di alterna palpabilità, luci ed effetti che richiamano quel periodo cinefilo tanto amato.

C’è sul finale anche la sequenza riassuntiva musicale dei momenti emotivamente più intensi, elemento spesso ricorrente all’interno del cinema di Hong Kong del passato che evidentemente Lin Zhenzhao vuole omaggiare.

E’ anche perturbante, ai limiti dell’horror (quando il primo era apertamente fantasy); la resa polverosa, gotica, marcescente di alcune sequenze viene sfruttata con tutti i mezzi tipici di un altro cinema e di un altro periodo storico di produzione.

Certo, non abbiamo quindi un film all’altezza del precedente ma che non si discosta poi così tanto dei numerosi film derivativi che uscirono all’epoca tra fine degli ’80 e inizi ’90 come Picture of a Nymph (dove Yuen Wah interpretava il demone), Foxy Spirits, The Chinese Ghostbuster e così via.

Tra gli sceneggiatori è accreditato anche Yuen Kai-Chi, autore dell’originale a voler sottolineare una continuità diretta con il predecessore.

Il film è stato realizzato nella forma di webmovie dalla Tencent.

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