The Enchanting Shadow

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The Enchanting ShadowUn esattore, Ning Chaichen, giunge in una cittadina ma non trova un albergo in cui pernottare visto che sono tutti occupati. Venuto a conoscenza della presenza di un tempio nelle vicinanze decide di passare la notte lì, senza tenere conto delle voci circolanti che definiscono il luogo infestato. In loco incontra un anziano spadaccino di passaggio che ha deciso di passare anche lui la notte al tempio. Calate le tenebre, il luogo assume connotazioni inquietanti e il ragazzo seguendo le languide note di un koto giunge sul retro del palazzo fatiscente e trova invece una splendida villa in cui un’algida e malinconica ragazza, Nie Xiaoqian, si muove tra l’arte della musica, quella della poesia e quella della pittura. Attratto dalle numerose affinità con la fanciulla, Ning Chaichen si fa avanti ma viene cacciato brutalmente dalla nonna di Nie Xiaoqian. Nel frattempo tutti coloro che passano la notte al tempio vengono ritrovati morti e dissanguati mentre il legame tra Nie Xiaoqian e Ning Chaichen diviene sempre più saldo. Ma Nie Xiaoqian è morta da dieci anni e il suo spirito errante è stato catturato dallo spirito maligno (quella che lei chiama “nonna”) che la sfrutta per adescare giovani passanti e prosciugarli del loro sangue. Ning Chaichen combatterà, aiutato dallo spadaccino errante, per salvare lo spirito travagliato di Nie Xiaoqian.

Per tutti coloro che anche conoscono poco il cinema di Hong Kong la storia narrata sembrerà familiare; infatti The Enchanting Shadow è il materiale base da cui Tsui Hark (e Ching Siu-tung) hanno attinto per creare il classico Storia di Fantasmi Cinesi (A Chinese Ghost Story, 1987). Ispirato ad un racconto del diciottesimo secolo di Pu Song-ling, Nie Xiaoqing, contenuto nella raccolta Strange Tales From A Chinese Studios (Liaozhai Zhi Yi) [raccolta da cui proviene anche il racconto da cui è tratto il film Beyond the Grave, 1954] e portato sullo schermo più volte, sembra aver trovato la propria realizzazione più riuscita proprio in questi due film. Dovendo obbligatoriamente fare i paragoni tra questi due classici bisogna ammettere che questo film è davvero riuscito, moderno sia nelle tematiche che nel linguaggio, ma che è incredibile anche il lavoro di rielaborazione fatto da Tsui Hark, lavoro che ha prodotto un gioiello al pari del predecessore. The Enchanting Shadow è permeato da una docile sensualità, tutta ammiccata, dispensata da sguardi e piccoli gesti, e da una dolcezza contenuta e rarefatta di rara efficacia. La componente horror è più edulcorata rispetto al futuro “remake”, ma anche qui si lascia contaminare da immaginari ed espressioni più universali, emanando auree sia di una cinematografia occidentale, espressionista nei suoi continui giochi di ombre e scarti cromatici tra colori, sia nipponica (innegabili i debiti ai kaidan eiga di Nakagawa).
L’interpretazione di Betty Loh Ti è magistrale, c’è poco da dire, e fa coppia con quella di Love Eterne. Sensualità, ingenuità e continua aderenza epidermica al personaggio lasciano sbalordito lo spettatore; ogni volta che la vediamo camminare di fretta, guardinga, con quella postura rapida e sinuosa ci viene il dubbio che ci sia un effetto speciale dietro tanto è efficace. Chao Lei che interpreta Ning Chaichen è parimenti magistrale, totalmente in ruolo e in questo film assomiglia particolarmente ad un giovane Tony Leung Chiu-wai; chissà ad averlo avuto nel “remake” al posto del comunque bravo Leslie Cheung (evento che guarda caso si manifesterà nel terzo capitolo della saga)? Come nel film di Ching Siu-tung troviamo in forma più ovattata il famigerato “rap del monaco”, quell’inserto delirante musical-marziale ben riprodotto ed estremizzato nel film del 1987, evento magari destabilizzante ma basato su abitudini reali e storiche. Nonostante la secchezza un po’ grezza dei combattimenti e la grossolanità dei trucchi, il film si dimostra di una modernità esemplare, senza accusare minimamente il passare degli anni, praticamente un classico senza tempo. Una sorpresa tardiva ma un classico assolutamente da vedere.

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