The Equation of Love & Death

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Li Mi (Zhou Xun) fa la tassista, fuma parecchio e qualcosa di importante le si è rotto dentro quando, ormai son passati quattro anni, l’uomo di cui era innamorata, Fang Wen, ha deciso di lasciarla e scapparsene via senza una spiegazione. Come se l’abbandono non bastasse, l’uomo ha continuato a spedirle periodicamente delle lettere in cui racconta la propria vita di tutti i giorni e a volte promette persino di tornare da lei. Così, la ragazza finisce per essere ossessionata dalla ricerca del motivo di quell’abbandono: ne parla coi passeggeri del suo taxi e tiene anche delle foto di Fang Wen in auto, dove le mostra ai suoi clienti.
Un giorno, Li Mi fa salire a bordo due tipi dal comportamento un po’ strano: vengono dalla provincia e hanno un appuntamento cui non possono arrivare in ritardo. Arrivati sul luogo dell’appuntamento, un cavalcavia sospeso sopra il traffico di Kunming, i due incontrano quello che sembra essere l’uomo che cercavano, ma questo si getta di sotto, morendo all’impatto con l’auto guidata da Ma Bing (Deng Chao). I due, inseguiti da Ma Bing, fuggono e per caso ritrovano sulla loro strada il taxi di Li Mi. Stavolta, chiedono alla donna di portarli in campagna da un cugino, che deve prestar loro dei soldi, ma nel tragitto Li Mi scopre che quei due tipi strani e un po’ troppo nervosi sono armati e nascondono qualcosa di losco. Riuscita a fuggire, li denuncia alla polizia. Quando viene chiamata al commissariato per identificare i due sospetti, catturati dagli agenti, la donna incrocia Ma Bing e riconosce in lui l’uomo che l’ha abbandonata; questi nega di aver qualcosa a che fare con il Fang Wen che Li cerca disperatamente, ma la protagonista si rifiuta di credergli. Ma Bing e Fang Wen sono o no la stessa persona?

The Equation of Love and Death, che in originale s’intitola L’Incontro Casuale di Li Mi, è un film incentrato sul dramma di una storia d’amore travagliata e che si svolge seguendo i meccanismi sottili del thriller, lasciando evaporare il mistero dei suoi personaggi solo poco a poco, mentre intreccia le loro vite e ne scopre i punti di contatto con pazienza e precisione certosina. Fotografato in una luce bianca che sembra mangiarsi tutti ciò che entra nel suo campo, ombre comprese, e ambientato in uno Yunnan cittadino e grigio – lontanissimo rispetto all’iconografia bucolica che ha visto dipinta questa stupenda regione della Cina meridionale molto spesso come il luogo dei boschi, delle montagne sacre, delle risaie a terrazzo e dello Shangri-la – The Equation of Love and Death è una vetrina di personaggi sull’orlo di una crisi di nervi alle prese con un destino forse beffardo o forse solo imperscrutabilmente inesorabile. Su tutti giganteggia la protagonista, quella Li Mi interpretata da una Zhou Xun tutta pelle, ossa e disperazione: una donna la cui vita si è fermata al momento dell’abbandono di Fang Wen, e che da allora ha vissuto per 4 anni con il pilota automatico innestato. Zhou Xun recita una Li Mi prima apatica e ossessionata dall’abbandono e poi assolutamente incapace di nascondere le proprie emozioni, quando crede di rivedere il suo Fang Wen al commissariato di polizia; piange, urla, picchia, corre per le strade, sfoga tutta l’energia repressa in anni di letargo emotivo, nella speranza che finalmente davanti a lei c’è forse la risposta ai dubbi che la tormentano da troppo tempo. Quella della piccola attrice cinese è una prova d’attrice davvero straordinaria, denga di farla entrare nel novero delle grandi attrici orientali, e che le ha meritato il premio come Miglior attrice agli Asian Film Awards del 2008.

Gli altri interpreti, di fronte alla bravura di Zhou Xun, non possono che incassare e resistere, ma alla fine non se la cavano certo male, soprattutto Zhang Hanyu nei panni del poliziotto che aiuta la protagonista nella sua ricerca e i due tipi strambi interpretati da Wang Baoqiang e Wang Yanhui. Il regista Cao Bao-Ping si conferma molto dotato nella direzione dei suoi attori dai quali, come già succedeva in Trouble Makers, il suo film d’esordio, riesce ad estrarre il meglio. A Cao, che oltre a dirigere è autore della sceneggiatura, va poi riconosciuta la bravura nell’architettare e gestire, senza trucchi o effetti speciali, un’architettura scenica che mantiene la suspance sino alla fine della storia e basta a qualificarlo come uno dei giovani registi cinesi più interessanti usciti alla ribalta negli ultimi anni. Dopotutto, non è certo da tutti firmare con il proprio secondo sforzo in regia uno dei film cinesi più belli del 2008, nonché uno tra le migliori pellicole presentate in rassegna dall’11° Far East Film Festival di Udine.

 

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