The Executioner

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The Executioner è uno dei tanti film exploitation giapponesi degli anni settanta che ora sono in auge grazie all’interessamento di Quentin Tarantino.
Un discreto mix di arti marziali, effetti splatter e tutta una serie di situazioni mutuate dai film spionistici americani e non, fanno di questa pellicola un divertente passatempo da gustarsi armati di popcorn e Coca Cola.

La criminalità in Giappone è ai livelli massimi. Siamo negli anni che precedono il boom economico, le città crescono e con esse la delinquenza. La polizia ha sempre più le mani legate e la giustizia a volte sembra dar ragione a chi invece meriterebbe il freddo di una cella.
Il commissario di polizia Arashiyama deluso da un lavoro/missione che non dà risultati, decide di licenziarsi e formare una squadra speciale che combatta il crimine seguendo le sue stesse regole.
La scelta ricade su tre tizi che lavorano ai margini della società, vittime anch’esse di un mondo che cambia troppo in fretta, tema che attraversa gran parte del cinema di genere di questo periodo non solo giapponese.
Il primo della lista è Ryuichi Koga, ultimo discendente di una nota famiglia di ninja. Dal temperamento caldo ed incline alla collera, Ryuichi oltre a conoscere le tecniche ninja, ha un suo colpo segreto denominato “Jigoku ken” (pugno infernale) dagli effetti devastanti.
Il secondo è Takeshi Hayabusa, un killer al servizio della Yakuza, un sicario dal sangue freddo con un passato da ex-poliziotto; le sue mani sono una morsa dalla quale è impossibile liberarsi, i suoi colpi hanno l’effetto di un maglio.
Il terzo ed ultimo Ichiro Sakura è un maestro di Aikido, cacciato dalla sua scuola per eccessiva violenza durante le gare sportive, e con un fissazione morbosa per il gentil sesso.
Una squadra di buontemponi, in effetti sin dall’inizio l’affiatamento sembra mancare e le discussioni abbondano, non mancano ovviamente scenette becere da commedia pecoreccia e battute scatologiche (accentuate particolarmente nello scadente sequel), ma nel finale ovviamente, quando il gioco si fa duro, non si tireranno indietro pur di fare la cosa giusta.

Il plot base ruota intorno ad una partita di droga da recuperare e la conseguente distruzione dell’associazione mafiosa a stampo internazionale.
Lo svolgimento è un pretesto per inserire numerose scene di lotta ed inseguimenti.
Chiba ed i compagni si cimentano in duelli cruenti coreografati con la giusta dose d’inventiva e violenza.
Allora, via a teste spappolate, pugni che strappano costole, pupille che schizzano dalle orbite e tutta una serie di fiotti di sangue tipici del “ken geki”.
Chi cerca altro se ne stia alla larga.

The Executioner vanta un cast di tutto rispetto, con nomi del calibro di Go Eiji (BulletTrain, 1975), The Karate Bearfighter (1977), Black Tight Killers (1966)), o Nakajima Yutaka, già co-protagonista in numerose pellicole insieme a Mr. Chiba, una su tutte: Killing Machine (1975).
Piccolo cameo anche per Yasuaki Kurata, indimenticabile ninja di Heroes of the East (1979) e svariati kung fu movies storici come One armed Swordsman (1967) o King Boxer (1971).
Mattatore indiscusso del film è l’inossidabile Sonny Chiba, straordinario come al solito nel ritrarre personaggi dalla personalità in conflitto, capace di bucare lo schermo con il suo carisma ed ammaliare nei cruenti duelli, vero marchio di fabbrica dei suoi film. Infatti, è facile scorgere un filo conduttore nelle opere nel quale è coinvolto, come se facessero parte di un suo universo, una sorta di Chiba-mitopoiesi. Un chiaro esempio sono i titoli di testa che rimandano alla mente le opere di Liu Chia-liang e Chang Cheh, presenti in molti dei suoi film, o alcune situazioni prese quasi di forza dai suoi cavalli di battaglia come: The Street Fighter o la trilogia del Karate.
The Executioner è un discreto compendio di tutto quanto c’è di buono e non in film di questo tipo, filtrato dall’ottica fumettosa di un maestro come Ishii Teruo (sua anche la sceneggiatura), prolifico autore che ha attraversato tutti i generi con una predilezione per “Eros e Thanatos”, mostrando una sensibilità non indifferente nel catturare l’immagine riflessa dei suoi tempi.
Insomma, tutti gli amanti del cinema di Shinichi “Sonny” Chiba troveranno di che soddisfarsi. Non siamo davanti ad un must, ma sicuramente è un tassello in più per conoscerne la carriera che tra alti e bassi ha raccontato una società, quella giapponese, senza mai nascondersi in dietrologie fini a se stesse.

Note a margine:
State alla larga dallo scadente sequel diretto ed interpretato dallo stesso cast del sopra discusso The Executioner. Ottantacinque minuti di noia mortale dove gli attori gigioneggiano tra di loro con battute scatologiche degne dei film di Pierino. Solo negli ultimi cinque minuti  Sonny Chiba decide di guadagnarsi la pagnotta con qualche scena action “di pura routine”, ma non basta a salvare un film che sembra realizzato con scene scartate dal precedente capitolo.

 

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