The Eye 2

Voto dell'autore: 4/5
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Lodevole il tentativo dei fratelli Pang di cercare una strada che passasse parallela al semplice film del terrore, ma che fosse in grado anche di andare oltre e, soprattutto, pur riprendendo più o meno le medesime peculiarità del primo episodio, scavalcare anche la resa visiva e le meccaniche che ne avevano decretato il discreto successo (anche a livello internazionale).
Tra il novero delle pellicole da non far vedere a una donna incinta, The Eye 2 punta a ricreare una propria, efficace e horrorifica leggenda metropolitana che attinge a piene mani dal mito della reincarnazione e del karma buddista. Ciononostante, tende al contempo a un costante rapportarsi ad ambienti e temi che si avvicinano alla realtà quotidiana, per mantenere il contatto con lo spettatore medio e accattivarsene le potenziali simpatie-empatie.

Una ragazza in rotta col suo fidanzato tenta il suicidio, ma, al suo risveglio, scoprirà di avere un inaspettato e macabro potere… E non solo quello. La bella prezzemolina Shu Qi, qui (al suo 45° film!) truccata in modo tale da sembrare sfatta e sofferente, offre una brillante prova d’attrice, estremamente intensa, che la rende a tutti gli effetti la protagonista indiscussa del set e fa guadagnare al film la visione obbligatoria per tutti i suoi fans.

La pellicola dei due giovani gemelli – la terza – comprende tra i suoi punti di forza, oltre che i pressoché ottimi interpreti e la creazione di un proprio mito credibile, anche le – poche, ma ben strutturate – scene da pelle d’oca, ma soprattutto il solido intreccio che, a differenza del primo The Eye (2001), in cui erano presenti venature di giallo e di avventura, risulta più improntato alla contaminazione con il (melo)dramma, similmente a quanto accadeva nell’episodio contenuto in Three a firma di Peter Chan (Going Home), non a caso anche produttore di questa collaborazione tra Hong Kong, Thailandia e Singapore.
Non solo vengono toccati temi come la fine dell’amore, la nascita, la morte, la spiritualità orientale, ma anche tutta la problematica che riguarda il rifiuto della gravidanza e la crisi post(pre?)-parto, argomenti che acquistano consistenza grazie ad un marcato sviluppo narrativo e a un ritmo registico indovinato che alterna scene di terrore intenso ad altre più distese, sempre con uno stile sapiente e personale. Una storia non banale, insomma, sicuramente non un grande capolavoro del genere e nemmeno un concentrato di tensione e paura, ma un dramma-horror in grado di infondere nello spettatore una giusta mistura di brividi, di visioni inquietanti e di materiale per la corteccia cerebrale.

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