The Flying Guillotine part 2

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Seguito ufficiale di La Ghigliottina Volante, diretto dai due maestri del wuxia, Cheng Kang e Hua Shan, qui coadiuvati nelle scene di lotta dall’ inarrivabile Tang Chia, già collaboratore di Liu Chia-liang in numerosi film.
L’intenzione è chiara sin da subito, puntare sull’azione e il sangue (elementi che secondo me latitavano nel precedente capitolo); tutte le sequenze di lotta sono curate nei minimi dettagli, anche gli effetti speciali sono leggermente sopra la norma, unica nota dolente potrebbero essere i costumi, riciclati da Blood Brothers di Chang Cheh, ma non è la prima volta che succede, penso siano i costumi più usati in assoluto nel wuxiapian.

La storia riprende dopo qualche anno gli eventi del primo film, l’imperatore Manchu regna con pugno di ferro, le sue manie di grandezza non fanno altro che indebolire il popolo, la povera gente è ridotta alla fame, quei pochi che osano contestare le decisioni del tiranno finiscono in prigione, torturati o uccisi.L’elite di guerrieri esperti nell’uso della ghigliottina volante che nel primo film è stata distrutta  dall’eroe Ma teng, è qui riformata, più forte e decisa a sterminare chiunque si oppone al volere dell’imperatore.
Gli unici a contrastare questa tirannia, sono una banda di ribelli formata da esperti di arti marziali, tra di essi vi è la bella Na lan, figlia di un consigliere di corte, che grazie alla sua posizione spia dall’interno le mosse del malvagio despota.
Nel frattempo Ma Teng cerca di condurre una vita semplice insieme alla moglie e al piccolo figlio, ma la causa dei ribelli riguarda tutto il popolo, così ben presto Ma Teng baluardo della libertà, si troverà di nuovo ad affrontare le guardie armate di ghigliottina.
L’eroe, munito di un marchingegno da lui costruito (simile ad un ombrello d’acciaio?!) riuscirà a contrastare momentaneamente il selvaggio attacco, sì perché, una volta saputo dell’accaduto, l’imperatore ordinerà la costruzione di una nuova ghigliottina, due volte più letale.

Il film contrappone chiaramente due fazioni, senza troppe sfumature direi; abbiamo l’imperatore, l’autorità che non si fa scrupolo ad usare la violenza come unico mezzo per amministrare la “giustizia” (in realtà i fini personali dell’imperatore), e dall’altro lato ci sono gli eroi, uomini e donne pronti a tutto anche al martirio, pur di liberare la nazione dal male, insomma il denominatore comune è la violenza, l’unica differenza è il fine.
Questa visione bidimensionale delle cose, è tipica di questa categoria, e di tutti i generi archetipi, esistono il bianco e il nero, le sfumature sono bandite.
Hua Shan riproporrà questa idea in maniera anche un po’ arrogante a dire il vero, nel suo film successivo Soul of the Sword.

Finale con il botto, Ma Teng insieme ai ribelli sopravissuti, si abbatte come una tempesta sulla residenza dell’imperatore, compiendo un massacro, in realtà non dissimile da quelli commessi dal reggente stesso.
Lo scontro è furioso, pochi sopravvivono per poi raccontarlo, le ghigliottine volanti modificate sono letali ancor più del precedente modello, nonostante ciò, Ma Teng, Na Lan e un suo uomo, sfuggono alla morte per affrontare il temibile imperatore, esperto anche lui nell’uso del letale marchingegno.

Gli ultimi 20 minuti del film sono quanto di meglio ha prodotto il wuxiapian, le evoluzioni con le armi, e a mani nude, sono sincronizzate come dei balletti, le coreografie aiutate da un montaggio appropriato regalano momenti di stupefacente meraviglia, sembra di assistere alle prove generali dei combattimenti che di lì a qualche anno, faranno la fortuna dei vari Yuen Woo ping e Jackie Chan.

Tang Chia traduce in realtà ciò che si pensava impossibile, le ghigliottine volanti sembrano vive, si librano nell’aria come uccelli, collidono contro rocce e trapassano corpi, cozzano tra loro dando origine a cascate di scintille color oro, mentre gli effluvi sanguigni  saturano l’aria. Pura poesia del movimento, che raggiunge il suo apice nel fenomenale duello conclusivo.
L’artefice di questo spettacolo, e la riuscita del film sono da ascrivere in buona parte al lavoro di cesello di Tang Chia (Tong Gaai), coreografo di primo piano del wuxia, forgiatore dei migliori combattimenti con armi in buona parte dei wuxia prodotti tra la fine dei 60’ fino ai primi anni 80’.
Cresciuto alla corte del padre di Yuen Woo Ping, inizia a lavorare come coreografo insieme a Liu Chia-liang, contribuendo alla riuscita delle opere migliori di registi come Chang Cheh e Chor Yuen, per citare i più famosi.
Si deve a lui la scoperta di David Chiang, nato come Stuntman nel suo team e poi lanciato da Chang Cheh nell’olimpo del cinema di cappa e spada!
Insomma, una figura cardine di questa cinematografia, mi sembra impossibile pensare oggi alle coreografie sanguinose di Ching Siu-tung senza le prove generali di Tang Chia.

Ti lung nel ruolo di Ma Teng fa il minimo sindacale, anche se ogni volta che entra in scena  cattura l’attenzione come pochi altri sanno fare, Lo Lieh in un ruolo un po’ defilato, rimane in secondo piano costruendosi un piccolo spazio di gloria nelle scene finali (un po’ come avviene nel bellissimo The Magnificent Trio), l’inimitabile Guk Fung nella parte dell’imperatore Yung Cheng, regala un’altra prova superba, da incorniciare insieme alle innumerevoli altre.

In definitiva, questo The Flying Guillotine  Part 2, è superiore all’originale per inventiva, messa in scena e per modernità, questo grazie ad un ottimo lavoro d’equipe tra i registi e il coreografo (in questo caso fondamentale), un modello che sicuramente ha ispirato i film a venire.

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