The Fortune Code

Voto dell'autore: 2/5
Voto degli utenti InguardabileSufficienteConsigliatoOttimoImperdibile [3,00/5: 2 voti]

fortune-codePrima di leggere la recensione consigliamo di dare una breve occhiata al cast del film. Un vero film contenitore come spesso se ne facevano ad Hong Kong per motivi anche diversi (si pensi a The Banquet o Millionaire’s Express) in cui convivono attori famosi come Andy Lau, Anita Mui, Sammo Hung, Alan Tam, Erik Tsang e poi un fiume di caratteristi anche noti, da Liu Chia-hui a Max Mok, Shing Fui-on, Blacky Ko (breve cameo nei panni [e quindi a viso praticamente coperto] di un ninja), il regista Kirk Wong, lo stesso regista del film Kent Cheng, Chen Kuan Tai e molti altri. Cosa racconta il film? Quasi nulla, un soggettino che sta nell’incartatella di un Bacio Perugina. Ma vale la pena, per rendere l’idea del prodotto, descriverne i primi minuti.

Un gruppo di amiconi cinesi in pieno clima da commedia è rinchiuso in un campo di prigionia giapponese e vivacchiano tra furori da commedia grassa cantonese. Uno di loro (Andy Lau) deve evadere per un incontro galante con la sua donna (Anita Mui), così  tenta la fuga che si risolve in un bagno di sangue a colpi di arti marziali e armi da fuoco. Raggiunta la sua donna, dopo un breve idillio dal cielo piove (letteralmente) Sammo Hung che ingaggia un duello con l’uomo finché ne ammette le capacità e gli fa firmare con l’inganno (chiedendogli un autografo!) un contratto. In realtà Sammo è un agente segreto, Anita Mui pure e dopo la firma del contratto anche Andy Lau. La sua missione è tornare nel campo insieme ad un quarto agente, Alan Tam, per cercare il “King of Fortune”, un qualcuno che conosce il “codice della fortuna” per accedere ad un conto miliardario in una banca svizzera che può essere utilizzato nella guerra contro i giapponesi. Logicamente per scoprirlo entrerà in atto il solito gioco della “parola d’ordine” e “risposta d’ordine”.

Il film non racconta altro se non storie private di blocchi di  persone (i buoni, i cattivi, i prigionieri, gli agenti, il gruppo di amici, le donnine) solitamente a sfondo ironico, salvo poi buttarsi sul finale in una parte action fracassona nemmeno troppo folgorante. Sammo ad esempio appare giusto un paio di volte di cui una per un duello isolato e in solitaria contro un ninja, così senza apparente motivo. Stessa cosa per Liu Chia-hui che giunge giusto a termine film. Dirige e produce il grande (in tutti i sensi) attore Kent Cheng (The Log) e tra gli sceneggiatori appare il nome di Wong Jing. Rimane ben poco in questo filmetto stanco e poverello; tra i momenti da ricordare c’è una splendida Anita Mui che si batte contro Lung Fong stringendo in mano un pappagallo (il volatile) o il duro per antonomasia Shing Fui-on che assume a caso un sovradosaggio di pillole sconosciute e diventa del tutto effeminato senza apparente motivo con tutte le logiche gag date dall’evento. Un piacevole riempitivo che scorre via che è un piacere lasciando però davvero poco.

 

 

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