The Glamourous Life of Sachiko Hanai

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The Glamourous Life of Sachiko HanaiDomandarsi perchè Bush compaia, sotto forma di mezzo sessuale, in un pink eiga giapponese, può essere la prima reazione nel vedere le foto promozionali di The Glamourous Life of Sachiko Hanai.
Sachiko, svampita e procace ragazza di città, si trova casualmente coinvolta in un incontro terroristico/spionistico tra Corea del Nord e Russia e, nella sparatoria che ne segue all’interno di un bar, si ritrova come “ricordo” una pallottola piantata in fronte. Questa pallottola, che non la colpisce mortalmente, viene però fatta penetrare più a fondo dalla stessa ragazza, infilando nella ferita un oggetto caduto nello scontro tra i due uomini: il dito clonato di Bush, quello che permette di attivare l’atomica. Come controindicazione Sachiko guadagna un’intelligenza fuori dal comune, soprattutto per temi scientifico-filosofici, diventando una grandissima divoratrice di libri.
Da qui comincia il delirio, la caccia del dito di Bush da parte della spia nordcoreana, e la vita di Sachiko che cambia da quella precendente (faceva la prostituta in un image club) facendola improvvisamente istitutrice presso la casa di uno dei suoi nuovi miti accademici, un professore di mezza età che vede in lei la partner sessuale ideale e che quindi la vuole come insegnante per il figlio.
The Glamourous Life of Sachiko Hanai è un pink che può avere il diritto di non essere relegato alla sola categoria di appartenenza, ma esportato a festival, come d’altronde è successo. La critica satireggiante al cieco accademismo e, soprattutto, alla politica estera di Bush, strappano infatti parecchi sorrisi, tra orgasmi accompagnati dalla declamazione di nomi di grandi filosofi e citazioni, ad una simbolica ed esilarante “invasione” del dito di Bush, nelle parti intime della ragazza.
Tuttavia il film, nonostante la bravura sia “atletica” che di memoria (rutilanti e ininterrotte citazioni dell’intero scibile umano) di Emi Kuroda, risulta spesso pesante a causa di parecchie reiterazioni e di passaggi poco ritmati, ma se si escludono queste pecche, troviamo delle gag molto divertenti che, accompagnate alla costante irrisione contro la cultura accademica e contro Bush, finiscono per rendere mediamente piacevole l’opera.

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