The Grudge: Old Lady in White

Voto dell'autore: 3/5
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Due cortometraggi, due film per la TV, due per la sala, due remake statunitensi. Un nuovo gettone e si riparte. Ma mentre –forse- Shimizu sembra essersi ormai affrancato da questa franchise (supervisiona solo questo film e quello gemello, oltre ad un videogame horror) la saga continua. Escono così contemporaneamente due nuovi The Grudge che poi film non sono (un’ora netta l’uno) ad aggiungere materiale di nullo valore esplicativo. Ancora una storia divisa in capitoli “nominali”, ancora blocchi scomposti da riassemblare mentalmente, sbilanciati tra un “presente” e sette anni prima, tra un “qui” e un’altrove, un sequel dichiarato (ne è prova la presenza del bambino fantasma e un dialogo) ma in cui è mutato l’interno della casa e in cui rieccheggiano echi della saga di Amityville.

La soluzione formale dona una sorta di giustapposizione, meno organica del solito, di micro storie e micro delitti, che si rivelano come quasi un assemblato di cortometraggi e storie slegate. Una nuova famiglia compra la casa, attratta dal prezzo particolarmente competitivo. Attraverso uno specchio, i vecchi spettri prenderanno possesso di uno degli inquilini che abbatterà tutti i propri famigliari. C’è quindi una micro storia di paura per ognuno di essi. Al contempo, in montaggio alternato, viviamo le vicende di sette anni dopo di amici e parenti delle vittime, di pizza express giunti subito dopo il delitto e omicidi a catena esilmente legati al nodo centrale (il tassista nel cui mezzo era passato l’assassino “principale”).

Elencati questi fattori va detto che nonostante tutto, nonostante l’ovvia inutilità del progetto il film funziona, regala onesti spaventi anche se alcuni ormai risaputi e può sicuramente trovare entusiasti estimatori tra un pubblico che non conosce la saga o che è a digiuno dell’immediato passato del J-horror. Quasi non sembra più nemmeno un capitolo di Ju-On tanto sono esigui i legami con il passato ma sembra più un horror medio qualunque, gonfio di cliché e luoghi comuni (seppur funzionanti).

Sicuramente solo per nostalgici e completasti o digiunanti del J-Horror. Il suo lavoro lo fa senza dubbio ma l’originalità non è decisamente la forza interna trainante del film.

 

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