I Soldati dell’Imperatore

Voto dell'autore: 2/5
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TheGuillotinesE’ dal 2006 che si parlava di un remake della saga delle ghigliottine volanti e i nomi dei registi si erano avvicendati senza sosta da Teddy Chen (Bodyguards and Assassins) a Dante Lam (The Viral Factor) usciti dal reparto regia per divergenze con il produttore Peter Chan, fino ad arrivare ad Andrew Lau che ormai non ne becca più una da tempo. Il primo sospetto che qualcosa fosse andato storto oltre ai sei anni di produzione sono i ben sei sceneggiatori coinvolti. E alla fine del film a lasciare maggiormente stupefatti è il fatto che nel film le ghigliottine praticamente… non ci sono. Le vediamo nei primi folgoranti quindici minuti e mai più in azione per il resto del film. Delle ghigliottine resta solo il nome di una sorta di polizia segreta che agisce di notte contro i dissidenti usando le letali armi, ma che per il resto del film ne utilizza solo di convenzionali. Inspiegabile. Il difetto maggiore di The Guillotines comunque è la sceneggiatura; nel campo dei blockbuster una delle cose peggio scritte degli ultimi anni seconda solo a Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno di Nolan. E tutta la metrica è un susseguirsi di eventi inspiegabili e contraddittori, in cui non si riesce mai a focalizzare bene dove indirizzare l’empatia dello spettatore che da un momento all’altro è portato ad odiare o ad amare alternamente, ghigliottine, esercito, dissidenti o bambini senza soluzione di continuità. Bambini che sono utilizzati come nel peggior film di Wong Jing, come automatica macchina di complicità o odio e puntualmente massacrati in quello -l’estrema violenza- che è uno dei pochi temi coraggiosi del film e che lo rimanda ai corrispettivi del tempo che fu. Anche la regia non brilla per particolari pregi, gli attori sono spaesati tra un duro Shawn Yu, un cristologico Huang Xiao-Ming e un carismatico e sottoutilizzato Jimmy Wang Yu. Qualcosa deve essere andato storto in fase produttiva. Anche perché i primi dieci minuti ricchissimi (15 milioni di dollari il budget) e i titoli di testa mostrano una sorta di genealogia della ghigliottina volante con ampie strizzate d’occhio ai cultori e con una messa in scena complessa che rimanda allo steampunk (di nuovo) di Tai Chi Zero nella produzione delle letali armi. Le ghigliottine volanti del film infatti sono un concentrato di geniale tecnologia che compiono percorsi impervi comandate a distanza, tagliano qualunque materiale e sono quanto di più letale possa esserci sulla piazza. Poco credibile quindi la solita e successiva svolta narrativa che minaccia l’avanzata tecnologica occidentale e il bisogno di mandare in pensione le ghigliottine di fronte all’avanzata di cannoni e fucili quando si è visto il loro devastante utilizzo ad inizio film. E di continue debolezze di sceneggiatura è composto The Guillotines che crolla e si sgretola lungo la sua avanzata nonostante le infinite sequenze esplosive del finale.
Il film è stato distribuito in sala in versione 3D.

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