The Happy Ghost

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HappyGhostCon uno sguardo distante si può ormai affermare che la Cinema City, la casa di produzione spacca botteghini di Hong Kong degli anni ’80 fosse una sana produttrice di cinepanettoni, anche quando erano lontani temporalmente dal capodanno cinese; certo, poi i nostri sono quello che sono, ma quelli partivano da premesse simili anche se poi talvolta sfociavano in risultati alterni e qualche volta più che interessanti. Comunque continui incassi memorabili. The Happy Ghost appare in pieno boom delle horror comedy post Sammo Hung e appena prima del fondamentale Mr. Vampire.

Uno studente, Stewart Pik / Chu Jin-Chun (Raymond Wong) si impicca in un tempio in riva al mare. Decenni dopo un gruppo di studentesse arriva sulla spiaggia per campeggiare ma per ripararsi dalla pioggia si rifugiano in quel vecchio tempio ormai abbandonato. Una di loro utilizza la corda dell’impiccagione per legare tenda e bagagli e se la riporta con sé nello studentato dell’università. E da quella corda emerge il fantasma del suicida che dopo un attimo di panico diventerà il miglior amico del gruppo di ragazze aiutandole a superare gli esami della vita, siano essi morali, universitari o sportivi.

Come qualcuno potrà notare c’è un filo diretto tra The Happy Ghost e Magic to Win di Wilson Yip di ben vent’otto anni dopo. Praticamente tutta la storia del fantasma che aiuta le ragazze viene riproposta nel recente film oltre a due attori del cast comuni, Raymond Wong e Loletta Lee; solo una curiosità, non si può parlare certo di diretto remake o sequel.
Tutto il film poggia alla fine sulle spalle del protagonista, un esagitato Raymond Wong che molto darà al cinema dell’ex colonia.
Alla regia il probabile esordiente Clifton Ko che recita (è il giudice durante i test sportivi) e co-sceneggia anche (sua la sceneggiatura del precedente, simile, e ben più riuscito Till Death Do We Scare); regia anonima e acerba per una commedia che comunque intrattiene e sorprendentemente a tratti diverte onestamente. Campione di incassi in patria ha avuto ben quattro sequel, di cui due diretti dallo stesso Raymond Wong.

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