The Incite Mill

Voto dell'autore: 2/5
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I dieci piccoli indiani di Nakata. E stavolta è proprio letterale, visto che gli indiani sono presenti in forma di pupazzi in scena e l’intero film è metafilmicamente basato sugli stilemi del giallo e romanzo di indagine (numerosi libro monotematici sono esposti nel classico ambiente claustrofobico che unisce i personaggi di questo filone di opere). Produce la Warner Bros che permette un buon cast e le musiche dell’ormai onnipresente Kenji Kawai. Il film esce -aimè- nella “période vache” del regista, quel decennio nefasto (2002-2012) in cui si è prodigato nell’imbattersi in progetti qualitativamente poco convincenti e lontani dalle proprie corde.

In questo The Incite Mills, un gruppo maleassortito di persone disoccupate o in cerca di soldi decide di partecipare ad un esperimento (ovviamente videoripreso e diffuso a pagamento) che le porterà per una settimana in un edificio isolato in cui vigono regole ferree e in cui, uno dopo l’altro, inizieranno a morire per mano degli altri, grazie a oggetti offensivi racchiusi in delle scatole.

Tutto sa ovviamente di già visto e la sceneggiatura mal scritta non aiuta a spingere avanti un oggetto in più punti anche stranamente mal diretto e montato. L’unico elemento leggermente originale è l’assenza di personale dell’agenzia sostituito da un robot sentinella dotato di gadget lesivi. Tratto da un romanzo di Yonezawa Honobu il film si rivela una lunga maratona che ricorda troppo tanti film già visti (inclusi alcuni giapponesi come Battle Royale o Red Room), sensazione comprensibile ma non nobilitata da un’adeguata rielaborazione del materiale d’origine. Solo tre anni dopo, grazie a The Complex, il regista riuscirà ad uscire fuori dalla decennale impasse professionale.

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