The Lady Assassin 3D

Voto dell'autore: 2/5
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Dopo il ritorno in Vietnam del regista Charlie Nguyen e dopo la sua produzione del colossal d’azione The Rebel il modo di guardare e realizzare cinema in Vietnam è cambiato. Forti anche dell’affermazione di quello indonesiano (v. The Raid) la produzione di cinema d’azione è stata mediamente un ottimo successo affiancato da quella di commedie (ben tre dello stesso regista, tutte enormi incassi). Mentre la censura si azzuffava per smontare il suo nuovo film, l’atteso Bui Doi Cho Lon, usciva per il capodanno lunare questo The Lady Assassin 3D che in un attimo è diventato il secondo incasso di tutti i tempi del cinema locale.
In pratica una sorta di fusione tra gli hongkonghesi Naked Killer e Dragon Gate Inn, senza gli estremi del primo e la classe del secondo. Detta così potrebbe apparire una catastrofe. Invece si lascia guardare.

In un ristorantino in riva ad un lago una gang di donne si spacciano come prostitute ma uccidono e rapinano i clienti cattivi. Liberano una prigioniera e la allenano per includerla nella loro famiglia. Al contempo l’obiettivo finale è di confrontarsi tramite un pittoresco piano contro un villain. Ma ovviamente un pirotecnico gioco di spionaggio, menzogne e scoperte è pronto per mandare il castello, o meglio, l’albergo, all’aria.

L’inizio è ottimo e teso, con un continuo gioco di wirework palesato (le corde per appendersi al soffitto sono parte dichiarata dell’armamentario di guerra delle ragazze) in una visione quasi alla Liu Chia-liang in cui tutta la cura dell’ambiente incluse le pulizie sono fatte sempre in maniera funambolica. Poi il film inanella due estenuanti partite a  sepak takraw (una sorta di sport che assomiglia al calcio ma su rete da pallavolo) e continua a funzionare. Peccato che quella che era una certa spigolosità dell’inizio, anche impopolare, si diluisca presto nella retorica, e in coreografie sempre meno perfette e frettolose che mostrano tutti i propri limiti proprio nel finale.
Sulla carta un’ottimo oggetto ma sulla lunga gittata il film non funziona più e arrivare al finale è quasi faticoso. Si riprende nell’ultimo pugno di inquadrature luttuose, disperate e inaspettate. Gradevolissime scenografie fasciate da morbide gru, una regia al servizio della storia, un cast funzionale di divette di alterna abilità marziale e coreografie discontinue. Cinema marziale comunque diverso da quello di ogni altro paese, molto derivativo ma sui fatti sfruttato con personalità.

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